di Andrea Nicastro
Corriere della Sera, 11 marzo 2025
A Damasco le vittime diventano carnefici: gli alawiti costretti a lasciare le loro proprietà mentre i curdi, di fronte alla violenza, firmano un accordo con Al Jolani. Tre mesi, dall’8 dicembre al 10 marzo, tanto è durata la festa post dittatura in Siria. L’idea gioiosa che le cose cambiano, che il governo può essere di tutti e un siriano ha dei diritti davanti al Potere. I tre mesi sono passati e la festa è finita nel sangue della minoranza alawita. Quelli che erano cittadini di serie A solo per appartenere alla setta del dittatore, adesso sono carne da macello. Non importa se hanno commesso dei reati, se sono stati complici della dittatura, se sono vecchi o bambini. Nei tre mesi dalla fine della dittatura di Bashar Assad c’è stato uno scambio: chi era sotto è andato sopra, le vittime sono diventate carnefici.
Se sei un sunnita in Siria, questo è il tuo momento. Meglio se hai combattuto contro la dittatura e fai parte del clan di Idlib, ma in fondo basta essere sunnita. Puoi andare dallo sceicco di Idlib che siede dietro ai giudici, dal cambiavalute di Idlib che dirige la Banca Centrale dietro la governatrice, dall’ex guerrigliero che fa da commissario di quartiere e chiedere un favore. Hai buone probabilità di scoprire che ne hai diritto. Troveranno l’auto rubata, salterà fuori un letto in ospedale, lo stipendio ricomincerà ad arrivare. Se sei alawita scordatelo. Se sei cristiano o di qualche altra minoranza puoi sperare, ma senza far rumore.
Gli espropri - A Damasco gli alawiti non vengono ammazzati in pieno giorno come avviene da 5 giorni nelle città costiere. Sono chiusi a doppia mandata, in attesa che qualche poliziotto o presunto tale bussi alla porta ed espropri casa loro. È già successo a migliaia e migliaia di alawiti che vivevano e lavoravano nella capitale siriana. Se abitavano nelle case di proprietà dello Stato sono stati sfrattati. Dall’oggi al domani. “Hai ricevuto la casa perché eri soldato, poliziotto, vigile urbano, doganiere, ingegnere, postino, medico, infermiere, insomma, impiegato pubblico. Siccome sei alawita hai ricevuto quel posto e questa casa in quanto fiancheggiatore del regime. La pacchia è finita. Devi andartene”. Il numero esatto è difficile da valutare in assenza di denunce, sentenze, qualsiasi atto legale, ma a guardare le distese di condomini che hanno cambiato inquilino non sono meno di 200mila. Via senza tetto.
L’ospedale - Magari il capo famiglia era davvero un ufficiale, ma i figli, la moglie, tutti in strada? E i pensionati? E chi non ha mai indossato una divisa? Il più grande ospedale della Siria, il Tishrin, era militare, ma curava anche i civili. La stragrande maggioranza di medici, infermieri, amministrativi non erano soldati, ma sono stati tutti licenziati e l’ospedale chiuso. Gli alawiti sono tornati sulla costa, nelle case di famiglia, dai nonni, dagli zii. Gli altri, soprattutto se sunniti, sono in attesa di ricollocazione.
Stanno cominciando a requisire anche le case di proprietà. “Sei alawita? Hai 24 ore di tempo per andartene e lascia anche l’auto che serve a me”. Non c’è giudice, non c’è appello. I nuovi cittadini di seconda classe abbassino la testa perché se succede come sulla costa e qualcuno reagisce con le armi, la strage su base confessionale è pronta a scattare. Succede, a rate, nella capitale. Di notte bande armate entrano negli appartamenti, sequestrano avvocati, geometri, negozianti, sempre alawiti e i loro cadaveri ricompaiono tra le sterpaglie.
La cravatta - E Al Jolani? Che ruolo ha il nuovo uomo forte in tutto questo? Che uno non vada a letto terrorista islamista e si risvegli sincero democratico, è fuor di dubbio. Non basta una cravatta per mettersi alle spalle anni di attentati, violenza, stragi. Però, Al Jolani sa che senza l’aiuto occidentale, senza la rimozione delle sanzioni economiche la gente non lo seguirà a lungo. Quindi sa che le stragi gli creano un danno di immagine. Si parla di mille, forse tremila, si arriva a novemila civili alawiti massacrati. Il pogrom non è ancora finito.
Forse Al Jolani che oggi preferisce farsi chiamare Ahmed al Sharaa non ha saputo prevenire la violenza, forse non ha il controllo su tutte le fazioni armate che hanno saccheggiato, ucciso e bruciato le aree alawite come in un “liberi tutti” della barbarie. Ma forse, oltre a tutto questo, ha anche deciso di cavalcare la mattanza. Avrebbe potuto andare sulla costa, mostrarsi a fianco degli alawiti, ma è rimasto a Damasco. Non ha condannato le stragi, non si è opposto. Perché? Perché dopo un dittatore ne arriva un altro che non può essere da meno del primo. Non meno forte, spietato, violento. Altrimenti c’è sempre chi alza la testa, dice la sua.
L’accordo - Dalle stragi dell’8, 9, 10 marzo 2025 i siriani hanno capito che la festa post dittatura è finita. E qualche risultato buono per Al Jolani è già arrivato. I curdi, che sono sunniti, ma non arabi come il resto dei siriani, hanno ieri firmato un accordo potenzialmente storico. Due paginette, otto punti, le firme sono di Al Jolani/Al Sharaa e del comandante militare curdo Mazloum Abdi perché la forza, qui e altrove, è quello che conta. Da anni i curdi sono autonomi, con un esercito e un’amministrazione propri, soprattutto con i migliori pozzi petroliferi e il sostegno americano.
Le intenzioni - Con la firma di ieri c’è tempo fino a dicembre per integrare l’Est siriano in mano curda con il resto del Paese. Le prime intenzioni sono splendide, paiono “L’anno che verrà” di Lucio Dalla: non dovranno esserci discriminazioni razziali o confessionali, i lavori saranno assegnati per merito, i curdi difesi dalla Costituzione e non ci saranno conflitti armati.
Ma poi la poesia finisce: tutti combatteranno i lealisti (alawiti) del vecchio regime e le risorse e l’esercito dei curdi verranno “integrati” nella Siria unita. Tradotto: i curdi hanno visto quel che può scatenare il presidente Al Sharaa quando si ricorda di essere stato il terrorista Al Jolani e hanno preso tempo. Gli hanno dato fino a dicembre per cambiare, smettere di sparare ad altri siriani e costruire un Potere rispettoso. Magari non proprio per tutti, ma insomma bisogna accontentarsi, una dittatura è finita da appena tre mesi.











