di Francesco Bussoletti
analisidifesa.it, 8 luglio 2019
Sono circa seimila i miliziani Isis, prigionieri nei campi delle Forze Democratiche Siriane (Sdf)
nel Nord Est della Siria tra Hasakah e Deir Ezzor. Lo ha confermato la milizia curdo araba siriana assistita dalla Coalizione a guida statunitense. Circa 5.000 sono membri dello Stato Islamico di origine irachena o siriana. I restanti, invece, provengono da 54 paesi in tutto il mondo. Le forze arabo-curde continuano a chiedere alle nazioni di origine di riprendere i loro foreign fighters. La maggior parte di queste, però, si rifiutano o prendono tempo mentre i loro cittadini rischiano di essere condannati a morte. L'unica corte che, infatti, sta processando i jihadisti dell'Isis è quella di Baghdad, dove vige ancora la pena capitale.
Peraltro, non sono solo i fondamentalisti IS locali a essere condannati ma anche quelli stranieri che hanno commesso crimini nello Stato mediorientale. Le Sdf continuano periodicamente a trasferire miliziani Isis stranieri prigionieri dalla Siria all'Iraq. L'ultima estradizione è di pochi giorni fa e riguarda circa un centinaio di jihadisti dello Stato Islamico, tra cui alcuni alti leader. Finora sono stati deportati in tutto oltre 500 fondamentalisti. Questo tipo di operazioni nell'ultimo periodo si sta intensificando nel timore che i miliziani rimasti in Siria possano tentare di liberare i loro compagni attaccando le carceri oppure che questi ultimi tentino sommosse a scopo di fuggire. Le forze arabo-curde, seppur in crescita, non sono sufficienti truppe per monitorare quotidianamente tutti i prigionieri dell'Isis e allo stesso tempo dare la caccia alle cellule ancora attive tra Raqqa e Deir Ezzor.










