di Ilaria Storti
conquistedellavoro.it, 14 gennaio 2025
Le condizioni delle carceri italiane sono indegne. Tuttavia, nonostante gli allarmi lanciati da anni da sindacati e associazioni e nonostante il forte richiamo lanciato dal Papa in occasione del Giubileo, la politica continua a rinviare una riforma del sistema. Un sistema al collasso. Sindacati e associazione che si occupano del settore, come Antigone, ricordano che da inizio anno sono già 11 le persone detenute che si sono tolte la vita in carcere. A queste si aggiunge un’ulteriore persona suicidatasi in stato di privazione della libertà in una Rems e un operatore penitenziario del carcere di Paola.
“Quattro di questi suicidi - ha sottolineato il presidente di Antigone, Gonnella - sono avvenuti a Modena, Firenze, Regina Coeli, carceri fortemente problematiche, che scontano situazioni di sovraffollamento molto gravi e uno stato delle strutture fortemente compromesso in più aree”. La scia di morti continua, dopo che nel 2024 89 persone si sono tolte la vita. Si tratta del dato più alto degli ultimi dieci anni. I detenuti sono attualmente 62.427, di cui (dato allarmante) quasi 10mila in attesa di primo giudizio. I posti disponibili, invece, sono solo 51mila.
Di questi posti, però, 4.462 in effetti non erano disponibili, per inagibilità o manutenzioni, e dunque la capienza effettiva scende a circa 47.000 posti e il tasso di affollamento effettivo arriva al 132,6%. Il tasso di crescita della popolazione detenuta è ormai insostenibile. Un anno fa, alla fine del 2023, i detenuti erano 60.166, circa 2.000 in meno del 2024. Da allora, i posti detentivi effettivamente disponibili sono diminuiti significativamente.
Negli anni passati, alcune misure adottate dalla politica, avevano consentito di ridurre il sovraffollamento ma la soglia dei 60mila reclusi è stata di nuovo superata nel 2023 e il trend di crescita continua, nonostante gli interventi messi in campo dal Governo negli ultimi mesi. Il sovraffollamento è ormai un problema anche degli istituti penali per minorenni, dove i reclusi al 30 novembre scorso erano 576. Di fatto, la popolazione carceraria scende in modo consistente solo a seguito di interventi straordinari, come amnistie o indulti. Poi torna a salire costantemente.
Per questo le associazioni tornano a chiedere una riforma del sistema.
E la chiedono anche i sindacati. “Negli ultimi giorni sono giunti appelli da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Santo Padre Papa Francesco affinché sia affrontata quella che per le carceri italiane è ormai un vero e proprio stato di emergenza - sottolinea il segretario generale della Fns Cisl Massimo Vespia -. Il sovraffollamento detenuti è divenuto insopportabile e le aggressioni in danno del Personale, primo tra tutti quello di Polizia penitenziaria, sono all’ordine del giorno”.
Il sindacalista ricorda come negli ultimi due anni siano stati messi in campo interventi “importanti dall’attuale Esecutivo, interventi che la politica non dedicava a questo settore della sicurezza da decenni”. “Ma - aggiunge - appare chiaro che non è sufficiente avere un Governo che finalmente attua provvedimenti ordinari ma servono ulteriori interventi straordinari. Serve che non solo il Governo ma l’intero Parlamento sostenga misure eccezionali non più rinviabili, a partire da un serio piano carceri”.










