di Leonardo Di Paco
La Stampa, 13 marzo 2025
Ospite al convegno organizzato dal gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Torino, il viceministro della Giustizia ha aggiunto: “Il diritto al lavoro deve andare di pari passo con il diritto alla salute ma nei penitenziari italiani c’è un Bronx sanitario”. “L’ergastolo è una misura anticostituzionale”. Lo ha affermato Francesco Paolo Sisto, intervenendo al convegno organizzato dal gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Torino sul tema del lavoro come strumento di inclusione per le persone detenute. “Le pene - ha spiegato Sisto durante il suo intervento - devono tendere alla rieducazione, ed è essenziale garantire un monitoraggio costante affinché il carcere non sia solo un luogo di detenzione, ma anche di recupero”. Il rischio, altrimenti, “è che si perda di vista il principio costituzionale, riducendo la pena a una mera privazione della libertà, senza offrire una prospettiva di reinserimento”.
In questo contesto “il lavoro rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la rieducazione, in quanto riduce la recidiva, restituisce dignità e migliora le condizioni psicologiche dei detenuti, con benefici per l’intera società”. Tuttavia, ha specificato Sisto, il diritto al lavoro deve andare di pari passo con il diritto alla salute. “È inaccettabile che negli istituti di pena le cure mediche siano carenti o tardive, con detenuti costretti ad attendere mesi per una visita. Questa situazione genera frustrazione e sdegno, minando il principio fondamentale secondo cui la detenzione deve privare della libertà, ma non della dignità”. Poi un monito: “Troppo spesso le strutture penitenziarie diventano un “Bronx sanitario”, dove il diritto alla salute viene sistematicamente ignorato. Questo è inaccettabile e richiede un intervento deciso da parte degli enti locali”.
Il lavoro negli istituti di pena - Il 62% di coloro che scontano una condanna nei penitenziari italiani ha già vissuto l’esperienza del carcere. Tuttavia, tra chi ha intrapreso un percorso lavorativo, il tasso di recidiva scende drasticamente al 2%. Questi dati sottolineano il ruolo fondamentale che il mondo imprenditoriale può svolgere a supporto del sistema carcerario italiano, contribuendo allo sviluppo di programmi riabilitativi capaci di bilanciare la sicurezza nell’esecuzione penale con la rieducazione delle persone private della libertà. Da mesi, il Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino è in prima linea con un progetto dedicato all’inserimento lavorativo delle persone detenute, realizzato in collaborazione con il Fondo Alberto e Angelica Musy e la Fondazione Ufficio Pio.
“Per noi giovani imprenditori l’impegno sociale è prioritario - commenta la presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino, Barbara Graffino - e per questo motivo abbiamo scelto di portare avanti il progetto di reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro, unendo le forze con il Fondo Musy e l’Ufficio Pio, per offrire insieme una seconda possibilità a chi ha sbagliato e desidera ora rimettersi in gioco. Un impegno che trova un riscontro evidente nei numeri sulle recidive: il lavoro è il principale veicolo di riscatto per queste persone ed è motivo di grande soddisfazione che siano le nostre aziende a fornirgli l’occasione di rifarsi una vita”.











