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di Lavinia Peci

L’Espresso, 18 settembre 2026

“Il sovraffollamento? Non dipende dai reati introdotti da questo governo”. Il viceministro della Giustizia, intervistato dal vicedirettore Enrico Bellavia, parla di velocizzazione dei processi, di impiego dei fondi Pnrr e dello stato delle carceri e dei detenuti. “Grazie al Pnrr abbiamo accelerato gli investimenti in giustizia stabilizzando migliaia di amministrativi. Abbiamo raggiunto una riduzione dei tempi del processo penale del 38,8% e del 50% nel civile”. Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto interviene nell’arena di Sette idee intervistato dal vicedirettore Enrico Bellavia. I temi spaziano dalla giustizia lenta alla gestione dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, fino al sovraffollamento carcerario. 

Sisto parte dalle basi. “Difesa, personalità, responsabilità, giusto processo e pena certa”, per il viceministro sono “sono tutti pilastri che oggi vanno valorizzati con ancora più forza”. Il problema per Sisto non è l’applicazione della giustizia, ma il “suo funzionamento”, anche se ci sono stati dei miglioramenti, a partire dallo snellimento dei processi. “L’Europa ci può indicare come uno Stato modello per l’applicazione del Pnrr sulla giustizia”, ma per migliorare il sistema c’è sempre margine. “Gli investimenti nella giustizia non finiscono mai perché è un comparto inesauribile” e in Italia bisogna pensare soprattutto alla digitalizzazione, ancora ferma nei sistemi carcerari. 

“A me sta molto a cuore il tema carcere, e sono convinto che debba essere un luogo si perde la libertà personale, non la dignità”, riconosce il viceministro. Per garantire ciò, bisogna “evitare lo sdegno e la depressione” nella popolazione carceraria. E questo riguarda sia le strutture che le condizioni di vita del detenuto, sia per quello che fa all’interno degli spazi del carcere che per come sta. “Fondamentale è il discorso della salute: nei penitenziari la sanità è considerata di serie B”. Sanità da pensare in senso lato come stato di salute ma anche come disagi psicologico, che oggi colpisce il 10% dei detenuti. “Il sovraffollamento? La magistratura decide chi va dentro e chi no”, osserva Sisto che ribadisce che la proliferazione della popolazione carceraria non dipende “certamente dai reati introdotti da questo governo”.