firenzedintorni.it, 20 settembre 2026
“Abbiamo fatto una verifica, certamente il sovraffollamento delle carceri non deriva dai nuovi reati, non deriva sicuramente dall’inasprimento delle pene, è un problema atavico, il nesso di causalità è molto ridotto”. A dirlo, a margine di un convegno a Firenze promosso dall’Unione delle Camere penali, è il viceministro Francesco Paolo Sisto. “È necessaria per scontare la pena la misura cautelare in carcere? No, dipende dagli indizi, dai rischi” - ha aggiunto - “adesso abbiamo tante misure alternative, forme che non necessariamente portano al carcere”. “Del resto - ha ricordato Sisto - “l’articolo 27 della Costituzione parla di pene, quindi il carcere non è l’unica”.
Il viceministro si è invece detto contrario a provvedimenti di amnistia o indulto. “È dimostrato che ogni forma di trattamento penitenziario comporta poi una recidiva assolutamente percepibile e percepita. Questo è un po’ il punto, quindi se oggi svuoto un istituto di pena con un indulto o peggio con amnistia estintiva del reato, l’effetto prodotto è un incremento della recidiva. Mettiamoci d’accordo: vogliamo un effetto analgesico o un effetto antibiotico? Io sono per gli antibiotici”. “Per esempio - ha concluso - sono favorevole alla liberazione anticipata speciale, meritata, all’ampliamento di questo istituto. A me sembra una cosa giusta, cioè tu esci dal carcere perché te lo meriti”, deve esserci “una sinergia di volontà tra chi offre e chi accetta e partecipa attivamente”.
“Questo è un governo, forse il primo, che davvero del carcere si occupa. Poi si potrà dire di essere d’accordo, non essere d’accordo, ritenere che si poteva fare di più, si può sempre fare di più, ma andrebbero analizzati i fatti”. Così il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, a margine del convegno ‘Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte’, organizzato dall’Unione Camere penali. Per il problema dell’edilizia carceraria, “c’è un commissario che sta lavorando, si vedrà poi a consuntivo quello che sarà stato capace di realizzare, con un incremento di posti notevoli”, anche se “non è l’unica soluzione possibile”. Poi, ha ricordato, “c’è un imponente piano assunzionale per la polizia penitenziaria, che non è ovviamente secondario”.
È però vero, ha quindi aggiunto Sisto, “che vi è la necessità di una ristrutturazione sotto il profilo della dignità” dei detenuti “perché si può perdere la libertà, ma non la dignità, per evitare due fenomeni che io trovo estremamente drammatici, lo sdegno e la depressione”. Lo sdegno, ha spiegato, “significa quando le condizioni logistiche non sono dignitose”, mentre la depressione “deriva dalla mancanza di prospettiva, la fiammella in fondo al tunnel”.









