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di Simona Musco

Il Dubbio, 18 giugno 2022

“Questa legge è la migliore possibile, una svolta, considerando l’eterogeneità di questo governo. Dai referendum ci arriva un segnale: su certi valori, questo Paese non può più tornare indietro”. Il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto parla con il piglio di chi sa che le leggi non sono sempre perfette, ma anche con la certezza che la soluzione ai problemi non può venire dall’immobilismo, in nome di una fedeltà granitica alle proprie idee che costringerebbe un governo composto da partiti diversissimi tra loro a non prendere mai una decisione. “Si tratta di una riforma di mediazione costituzionale - spiega al Dubbio - e i gruppi parlamentari hanno mostrato grande maturità”.

Sottosegretario, come giudica questa riforma?

La migliore possibile in questo momento. Tutti i parlamentari sono stati molto maturi nel raggiungere un’intesa che fosse finalmente rispettosa dei principi fondamentali della Carta costituzionale, come l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, l’imparzialità e la terzietà. In uno al rispetto del dato che, per la Costituzione, le leggi le scrive il Parlamento. È stata una bella prova di democrazia parlamentare. C’è stato un confronto e alla fine il Parlamento ha deciso. È anche un bel modo per dimostrare una rassicurante separazione dei poteri, su un terreno sempre difficile qual è quello dei rapporti tra politica e magistratura.

È stata una riforma sofferta?

Il provvedimento va letto nella sua interezza: complessivamente, i numeri ci dicono che c’è stata una buona tenuta della maggioranza. Certo, ciò non significa che qualche fibrillazione non ci potesse essere, ma giudicando ciò che complessivamente è avvento durante tutto l’iter, la maggioranza è stata ampia, nonostante qualche perplessità della Lega, che ha comunque votato positivamente, mentre Italia Viva si è semplicemente astenuta, ed anche sul voto segreto. Tentativi effettivi di sabotare il provvedimento non ce ne sono stati, a mente fredda. C’è stata invece la capacità di ciascuno di fare un passo indietro per farne insieme due avanti. Questa legge non sarebbe stata scritta senza la presa di coscienza di tutti della necessità di una riforma dell’ordinamento giudiziario e dei criteri che sovrintendono i rapporti tra magistratura e politica, ma anche quelli all’interno della stessa magistratura, con riferimento a talune situazioni che interessano il Csm. Noi di Forza Italia abbiamo delle battaglie storiche, che hanno trovato comunque una risposta, magari migliorabile, ma abbastanza soddisfacente.

Ci faccia degli esempi...

Penso alla separazione delle funzioni: dare al cittadino la certezza che dopo nove anni dall’ingresso in magistratura saprà se quel magistrato sarà pm o giudice mi sembra un passaggio epocale dal punto di vista delle garanzie. Perché non va dimenticato che il punto di riferimento delle riforme è sempre il cittadino. Mi sembra un passo avanti importantissimo, nel rispetto dell’autonomia e indipendenza, ma soprattutto dell’imparzialità prevista dall’articolo 111 della Costituzione. Sono state poi di fatto abolite le porte girevoli, sia se il magistrato è eletto o chiamato alla carica politica, sia se non viene eletto, con differenziazione ovvie, ma in qualche modo chi fa politica non rientra più, o fa fatica a rientrare, nelle aule giudiziarie. E questo è un secondo passaggio estremamente rilevante. Terzo, c’è stata una delega alla riduzione dei fuori ruolo, sia per numeri sia per tempo di permanenza: questo è un provvedimento che si rivolge alla magistratura ‘ di dovere’ e non a quella ‘ di potere’ e cerca di privilegiare chi lavora nelle aule giudiziarie, ricordando alla magistratura che il giudice lo si fa in quelle aule e tutto quello che è al di fuori deve costituire sempre un’eccezione. Poi, ancora, c’è il voto dell’avvocatura nei consigli giudiziari: l’avvocatura viene giustamente messa nell’orbita del pianeta giustizia - qualcuno recentemente se n’era un po’ dimenticato -, non ci si ricorda mai abbastanza che l’avvocato viene scelto direttamente dall’assistito, dalla gente comune. L’avvocatura rappresenta direttamente il cittadino, con un mandato specifico e personalissimo; questo mi sembra legittimi la necessità di una presenza qualificata, nel rispetto del 24 della Costituzione, anche all’interno dei consigli giudiziari. Poi c’è la nuova legge elettorale per il Csm, che non è certamente un antidoto, un filtro magico che possa fare miracoli, ma è un passo avanti notevole, perché evita taluni meccanismi, ipercontrollati in passato dalle correnti. E questo maggioritario binominale con correttivo proporzionale in qualche modo rende davvero più difficile il controllo del voto da parte delle correnti. Alle quali, sia chiaro, non sono contrario: rappresentano una convergenza di opinioni assolutamente legittima. Quello che non va bene è quando tracimano nelle cordate, nella gestione del potere. La lottizzazione correntizia è il fenomeno che abbiamo cercato di combattere con questo provvedimento. Ci siamo riusciti? Non del tutto, ovviamente. Ma grazie anche alla pazienza di tutti, su é arrivati ad un buon provvedimento che, proprio perché non soddisfa tutti, può essere una buona transazione.

Italia Viva e Lega hanno evidenziato che la riforma non cambia nulla. Come risponde?

Ritengo questa legge la migliore possibile, con un governo con provenienze culturali e idee così diverse. Si pensi all’atteggiamento ipergarantista di Forza Italia e l’atteggiamento molto meno garantista del M5S, alle posizioni del Pd rispetto a quelle della Lega, all’indipendentismo di Italia Viva: tutto si poteva pensare meno che fosse facile, su un tema così delicato, trovare una soluzione. Che si dica che questo è un provvedimento inutile è sbagliato. Non solo è utile, ma segna una svolta, tutta intrisa di Costituzione. Il nostro Paese va, per fortuna oggi decisamente, verso un disegno di rapporti tra magistratura e politica e tra magistratura e cittadino capace di evitare invasioni di campo e di garantire il rispetto dei cardini indicati dalla Costituzione. Non vorrei che qualcuno potesse pensare che l’immobilismo possa essere un rimedio, bisognava restituire smalto alla magistratura, nel generale interesse. Mi ha stupito lo sciopero dell’Anm, legittimo ma, dopo tanti incontri, ingiustificato.

Il presidente dell’Anm, poco dopo il voto in Senato, ha sollevato dubbi di costituzionalità. Ieri il professor Cassese ha invece assicurato che tali dubbi non sussistono...

Non condivido queste ipotesi. E Cassese dice bene: nessuno ha mai ipotizzato alcun profilo di incostituzionalità e non si comprende quali dovrebbero essere. In tutti i casi, tutte le opinioni sono benvenute se servono a tutti ad avere le idee più chiare, ma obiettivamente, essendo questa riforma stata coniata con il beneplacito della già presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, ritengo la polizza assicurativa in materia assai solida.

Parliamo di referendum: Forza Italia lo ha sostenuto e alcune norme contenute nella riforma vanno in questa direzione...

Il referendum è espressione di democrazia diretta, le riforme sono frutto della democrazia rappresentativa e quindi di una necessaria mediazione. Ma i beni tutelati sono gli stessi: i valori della Costituzione. Vi era identità di tutela, diversità di terapia. A mio avviso, il fatto che i referendum non abbiano raggiunto il quorum, pur con il significativo segnale della prevalenza dei Sì sui No, doveva dare ulteriore impulso, come poi avvenuto, all’approvazione della riforma. Non trovo nessuna dissonanza tra le due cose, solo una diversità di metodo: i referendum volevano abrogare, la riforma ha costruito.

Al netto del mancato raggiungimento del quorum, che lettura dà ai Sì?

L’importanza dei referendum, al di là del raggiungimento del quorum, era quello di stabilire, com’è accaduto, che questo è un Paese che non può più tornare indietro sulla tutela di certi beni, certi valori e certe indicazioni. Cioè sui beni protetti dalla Carta costituzionale. Il segnale è chiaro.

È un punto di partenza, ma c’è ancora tanto da fare. Secondo lei che cosa si dovrebbe fare in futuro per completare questo percorso?

Tutte le leggi sono migliorabili e anche questa. È evidente che è necessario tenere conto, nelle democrazie rappresentative, di tutti i soggetti che possono pensarla diversamente. Non è la nostra riforma, quella di Forza Italia, ma è un grande passo avanti. Va detto però che ci vuole anche la pazienza di vederne gli effetti. Abbiamo coniato alcune norme che ci daranno l’idea di come, in concreto, può migliorare il sistema. Le leggi non sono scritte nella roccia: bisogna avere la capacità, con una sorta di work in progress continuo, di attendere e intervenire dove è necessario. Una sorta di sperimentazione incessante, ma con la disponibilità a mettere le proprie professionalità e competenze al pieno servizio del Paese.