di Michele Bocci
La Repubblica, 16 luglio 2025
Amato: “Non sia possibile solo nelle cliniche private”. I costituzionalisti criticano l’esclusione del Ssn. Domani gli emendamenti. Sono tanti i punti oggetto di scontro, o comunque da chiarire, sulla proposta di legge sul fine vita della destra. Ieri la commissione Affari costituzionali del Senato ha ascoltato quattro esperti di diritto costituzionale, indicati da maggioranza e opposizione, e i temi caldi sono rimasti sul tavolo. Primo tra tutti, il ruolo del sistema sanitario nel suicidio assistito, che al momento non è previsto nella bozza di ddl. Un altro aspetto affrontato riguarda il ruolo la commissione unica nazionale che dovrebbe valutare tutte le istanze dei pazienti. Ci vorranno giorni di lavoro delle commissioni Giustizia e Affari sociali per esaminare gli emendamenti.
Solo il Pd, domani, giorno fissato per la presentazione, dovrebbe proporne una quarantina, ai quali si aggiungeranno quelli delle altre forze politiche. Praticamente impossibile che la legge arrivi in aula prima di settembre. “Abbiamo chiesto che ci sia un voto entro la pausa”, ha detto ieri il capogruppo dei dem, Francesco Boccia. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aggiunge: “Non so se ce la faremo in tempo per la pausa estiva”.
Giuliano Amato, ex premier e presidente emerito della Corte Costituzionale, è uno dei due esperti indicati dall’opposizione che hanno parlato ieri in commissione. Ha spiegato che ci sono persone che a causa della loro malattia non sono in grado di usare la mano o nemmeno la lingua per il suicidio assistito. “Ci sono macchine azionate con un comando vocale, dell’occhio o soffiando in una cannuccia. Non possiamo pensare che le abbiano le cliniche private”.
Per Amato, che faceva parte della Consulta all’epoca della sentenza sul fine vita, il Comitato unico nazionale che valuta le istanze dei malati va bene. “Ma è utile un rapporto umano con queste persone, non solo del medico. Io avevo proposto che ci fossero anche comitati, al massimo regionali, che possono parlare con i malati”. Per Vladimiro Zagrebelsky, ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, anche lui chiamato dall’opposizione, con l’esclusione del Servizio sanitario si rischia una discriminazione per censo tra chi potrebbe permettersi il trattamento di fine vita e chi no.
Per Lorenza Violini, docente di diritto a Milano convocata dalla maggioranza, “il testo dice espressamente che l’intervento del medico sarà di natura volontaria quindi implicitamente si esclude che comporti una retribuzione”. Non c’è un diritto alla prestazione per i malati. Per Mario Esposito, docente dell’Università del Salento, con la legge c’è il rischio che arretri il principio di tutela della vita. Ieri l’associazione Coscioni ha depositato al Senato 74 mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare le scelte di fine vita, compresa l’eutanasia attiva.











