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di Francesco Grignetti

La Stampa, 17 dicembre 2024

La protesta dei magistrati contro la riforma imposta dal governo Meloni è decisa. Le forme, ancora no. Di mezzo ci sono le elezioni interne alle toghe, che a fine gennaio saranno chiamate a decidere i nuovi organi dirigenti dell’associazione nazionale magistrati. Lo sciopero si terrà quindi a febbraio. I due passaggi sono strettamente interconnessi. Nella magistratura c’è già clima pre-elettorale, infatti. Le correnti stanno preparando le candidature per il parlamentino dell’Anm, da cui poi scaturirà la prossima Giunta. E in questo frangente è perfino ovvio che saranno i prossimi a decidere modi e tempi della protesta.

Nel frattempo, sempre a fine gennaio, ci sarà la Inaugurazione dell’anno giudiziario, con una prima tappa solenne in Cassazione alla presenza del Capo dello Stato e del ministro della Giustizia, e poi nelle sedi di corte d’appello. Ecco, in occasione dell’Inaugurazione sarà sicuramente manifestata in qualche forma la contrarietà dei magistrati alla separazione delle carriere, sentito come passaggio finale di un braccio di ferro con la politica. Quanto allo sciopero, lo gestiranno i prossimi vertici dell’Anm. Sicuramente si terrà a febbraio o marzo del 2025. Probabilmente s’incastrerà con qualche passaggio parlamentare.

E’ presto anche per immaginare come saranno strutturati i comitati che la magistratura vuole creare assieme a giuristi e avvocati che siano contrari anch’essi alla separazione delle carriere. “Comitati referendari - li spiegava Giovanni Zaccaro, segretario della corrente progressista Area, che li ha proposti nel corso della grande assemblea di domenica scorsa - coinvolgendo non solo avvocati e professori di diritto, ma soprattutto artisti ed intellettuali”.

Quanto brucia al governo l’annuncio di questo sciopero, lo dicono le parole del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, in visita agli uffici giudiziari di Benevento: “La riforma? Ho ascoltato quello che hanno detto i magistrati in assemblea. A me sembra una cosa singolare che vogliano addirittura scioperare contro un provvedimento che alla fine sarà deciso con un referendum. La riforma della Giustizia non è contro qualcuno. È per i cittadini che noi rappresentiamo in Parlamento. Il cittadino quando entra in un’aula di giustizia deve avere la certezza che c’è un giudice terzo e imparziale, diverso sia da chi lo accusa che da chi lo difende”.