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di Arcangelo Rociola

La Stampa, 26 marzo 2026

Il verdetto è stato raggiunto nell’ambito di un processo partito dalla una denuncia di una ventenne californiana. Cosa succede ora. Una sentenza a Los Angeles è destinata a cambiare in modo radicale il dibattito sulle piattaforme online. Google e Meta sono state ritenute responsabili della dipendenza dai social media tra i giovani. Il verdetto stato raggiunto nell’ambito di un processo sulla dipendenza dai social media. Partito da una denuncia di una ventenne californiana che ha sostenuto che Youtube (Google) e Instagram (Meta) abbiano istigato la sua depressione. Inducendole pensieri suicidi fin dall’infanzia.

L’accusa mossa a Meta e Google non riguarda solo i contenuti ospitati, ma il modo in cui le piattaforme sono costruite. I legali della vittima hanno puntato il dito contro gli algoritmi di raccomandazione, il cuore stesso dei social media, quegli strumenti che ci suggeriscono cosa vedere per tenerci sempre incollati agli schermi. Ma anche il sistema di notifiche e l’assenza di filtri che impediscano di fruire contenuti potenzialmente dannosi quando non si ha l’età adatta per fruirli.

Quello che potrà succedere ora è assai incerto. Si prevedono migliaia di cause legali simili. Specie negli Stati Uniti. Mentre è possibile che la sentenza induca Meta e Google a rivedere il proprio design, disattivando funzioni cruciali per il loro algoritmo di raccomandazione. Di fatto si tratta di una sentenza che dà basi giuridiche mai avute prima alle autorità legali, che, per quanto si tratti di un primo grado di giudizio, ora potranno imporre limiti severi.

Il caso di Los Angeles riguarda una donna di 20 anni che ha dichiarato di essere diventata dipendente dalle app in giovane età a causa del loro design studiato per catturare l’attenzione. L’accusa si è concentrata proprio sul design della piattaforma piuttosto che sui contenuti, rendendo più difficile per le aziende sottrarsi alla responsabilità. Secondo il Pew Research Center, almeno la metà degli adolescenti americani utilizza YouTube o Instagram quotidianamente.

Nell’ultimo decennio, le grandi aziende tecnologiche statunitensi hanno affrontato critiche sempre più aspre riguardo alla sicurezza di bambini e adolescenti. Il dibattito si è ora spostato nei tribunali e nei governi statali, dato che il Congresso degli Stati Uniti ha rinunciato a varare una legislazione completa per regolamentare i social media.