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di Elisabetta Soglio

 

Corriere della Sera, 25 febbraio 2022

 

La Comunità di Sant’Egidio, che ha una rappresentanza a Kiev, ha programmato una preghiera a Roma, dopo le iniziative dei giorni scorsi. La mobilitazione della rete Caritas.

“Fermiamo la guerra”. È l’appello accorato che arriva anche da tutto il mondo dell’associazionismo italiano dopo le notizie dell’attacco russo all’Ucraina. In più città è stata subito promossa e organizzata una serie di iniziative e presidi, preghiere e sit-in rivolti alla pace, per una situazione che non avrà ripercussioni solo politico-militari, ma anche umanitarie. Così in Italia si è messa in moto la grande macchina della solidarietà.

Intanto alla Farnesina è stata programmata una riunione di coordinamento, presieduta dalla vice ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Marina Sereni, con Cooperazione Italiana e Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che si occupano di interventi di aiuto nelle aree di crisi, per fare il punto su possibili interventi d’assistenza umanitaria in Ucraina (#RussiaUkraineCrisis).

Tra le prime associazioni a mobilitarsi, in verità già nei giorni scorsi, è stata la Comunità di Sant’Egidio, movimento laicale di ispirazione cristiana cattolica, che è presente a Kiev, così come in altri centri della Russia. Giovedì scorso è stata organizzata una manifestazione a Roma “molto partecipata e a cui hanno aderito tutti i partiti e moltissime associazioni”, hanno fatto sapere dalla Comunità di Sant’Egidio. Una messa per la pace è stata poi celebrata il giorno successivo nella capitale ucraina: in quell’occasione il responsabile Yuriy Lifanse aveva evidenziato “la profonda preoccupazione di tutti noi” per l’escalation di tensione nell’area. Preoccupazione che poi si è rivelata fondata. In serata, alla luce degli ultimi avvenimenti, la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato un incontro di preghiera per la pace nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma con collegamento streaming per quanti volevano partecipare anche a distanza.

Ma moltissime sono state, come detto, le iniziative messe in atto nelle ultime ore e altre sono quelle programmate nei prossimi giorni. Si sta attivando la rete di tutte le Caritas per un appello a fermare il conflitto ma anche e soprattutto per aiuti immediati alla popolazione civile ucraina. “Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni”: per questo i vescovi del Mediterraneo - riuniti a Firenze per l’incontro Mediterraneo frontiera di pace - hanno chiesto “ad una sola voce pace”, esprimendo preoccupazione e dolore per lo scenario drammatico in Ucraina e hanno fatto “appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi”. “In questo momento difficile, c’è un grande bisogno di unità, sostegno, abbiamo bisogno di sentire che non siamo soli”, ha spiegato don Vyacheslav Grynevych, direttore della Caritas-Spes Ucraina, dopo il precipitare degli eventi. Intanto Caritas Italiana ha avviato una raccolta fondi per fornire gli aiuti necessari e rispondere ai bisogni più urgenti. Quindi i vescovi del Mediterraneo hanno deciso di terminare i lavori del pomeriggio in anticipo per potersi recare nella Basilica di Santa Maria Novella per un momento di adorazione eucaristica e di preghiera silenziosa per la pace.

Anche la Croce Rossa Italiana ha lanciato un’urgente raccolta fondi finalizzata al sostegno delle enormi necessità, cui stanno dando risposta senza sosta i volontari della Croce Rossa Ucraina. Un’emergenza sanitaria e sociale per la mancanza di acqua, cibo, elettricità e assistenza di cui sono vittime centinaia di migliaia di persone. Il tutto, aggravato dalla pandemia di Covid-19 ancora in atto. La Croce Rossa è sul posto da sempre e, “dopo quasi 8 anni di conflitto, vista l’escalation delle violenze, ha bisogno di tutto il sostegno possibile. Sono decine di migliaia le persone aiutate ogni giorno attraverso la fornitura di beni di prima necessità, la riparazione di sistemi idrici e l’erogazione di forniture essenziali per gli ospedali”.

A Milano oltre mille persone si sono ritrovate nel tardo pomeriggio in piazza della Scala per una manifestazione per la pace la guerra, organizzata da Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Arci e Acli. Al centro della piazza è stata srotolata una grande bandiera dell’Ucraina, mentre centinaia di simboli di pace sono sventolati tra la folla. “È un segnale importante che Milano vuole dare contro un atto gravissimo e una violazione della autodeterminazione dei popoli, vogliamo esprimere il valore importante della resistenza. L’ Italia ripudia la guerra: il valore della pace che è stato fondamento dell’Europa sia valore di riferimento per tutti. Occorre scuotere le coscienze, i fatti ci devono riguardare, la pace è un bene prezioso”, ha commentato Roberto Cenati, presidente dell’Anpi Milano.

A Roma la seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina, dedicata alla crisi del turismo nella Capitale, con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è stata aperta da un minuto di silenzio “per la pace e il dialogo” contro l’invasione della Ucraina.

La presidente dell’Assemblea, Svetlana Celli, ha espresso “il rammarico e la preoccupazione” dell’Assemblea per quanto sta accadendo tra Russia e Ucraina. Un presidio poi si è tenuto davanti all’ambasciata russa della capitale, presenti associazioni, esponenti politici e molti ucraini che vivono a Roma. In serata il Colosseo si è acceso con i colori della bandiera ucraina mentre domani pomeriggio, venerdì, il sindaco Gualtieri ha indetto una fiaccolata per la pace in solidarietà al popolo ucraino. L’appuntamento sarà alle 18 in piazza del Campidoglio da cui si partirà con una simbolica marcia per la pace verso il Colosseo.

Presidio anche davanti alla facciata del Santuario di Pompei dedicata alla Pace universale, con un momento di preghiera per l’Ucraina, come ha annunciato don Ivan Licinio, vice rettore del Santuario, responsabile del servizio per la Pastorale giovanile della Prelatura di Pompei: “Ci incontriamo, credenti e non, con le candele accese per chiedere che termini subito la follia della guerra”.

Una nota di condanna è arrivata dalle Acli, Associazioni cristiane lavoratori italiani: “Condanniamo fortemente l’aggressione militare russa ai danni della sovranità della Repubblica Ucraina e ci uniamo a tutte le preghiere, le manifestazioni, i cortei che chiederanno la pace e che ritengono che la pace esista solo nella giustizia, e che non siano ammesse ambiguità nel distinguere torti e ragioni, oppressi ed oppressori, aggrediti ed aggressori”. Inoltre “invitiamo per questo motivo tutte le cittadine e i cittadini ad esporre le bandiere della pace e ci uniamo, con le donne e gli uomini di buona volontà, alla giornata di digiuno per la pace promossa da Papa Francesco per il 2 marzo prossimo”, concludono le Acli.

Come ha fatto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha esposto la bandiera della pace sul balcone di Palazzo delle Aquile, in altre sedi comunali e a Palazzo Comitini. “È un invito al dialogo contro ogni violenza e contro la guerra che in queste ore minaccia il territorio ucraino e la comunità internazionale ed esprime, inoltre, la condanna per il grave attacco militare da parte della Russia”.

Altre iniziative di solidarietà all’Ucraina sono previste in Calabria. Sindacati e associazioni hanno chiamato a raccolta la cittadinanza per sabato, 26 febbraio, a Catanzaro. L’appuntamento è per le 17.30 in piazza Galluppi, nei pressi della prefettura. E a Cosenza, le associazioni, i sindacati e i movimenti cittadini danno appuntamento, sempre per sabato 26 febbraio, alle 17, in piazza Kennedy.

Un appello alla solidarietà e all’assistenza alle vittime è stato diffuso da Aoi. “Non si è riusciti a fermare la guerra, ma gli sforzi per evitare il disastro umanitario adesso devono intensificarsi. I Paesi europei non possono solo rispondere con l’invio o il rafforzamento dei contingenti militari presenti nelle aeree limitrofe. Alla guerra occorre opporre le ragioni del dialogo fino in fondo, partendo dalla condanna incondizionata, unanime e decisa delle invasioni e degli attacchi militari”, ha affermato la portavoce Silvia Stilli.

Per le organizzazioni della società civile di solidarietà e cooperazione internazionale la priorità è la difesa della popolazione civile e l’accesso all’assistenza umanitaria alle vittime, assieme ad ogni sforzo diplomatico per fermare la guerra in atto. “Aoi accoglie positivamente le dichiarazioni di queste ore della presidente Ue, Ursula von der Leyen, e del Presidente del Consiglio Mario Draghi”. E propone alle organizzazioni associate di aderire “alla giornata di digiuno per la pace del 2 marzo promossa da papa Francesco. Aoi ritiene determinante che sia l’Onu, non la Nato a confrontarsi con Putin e con tutte le parti coinvolte nel conflitto. Aoi, come da sua mission, aderirà alle iniziative e manifestazioni che si stanno organizzando nel Paese” a favore della pace.