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di Giovanni Francavilla

 

Economy, 31 maggio 2019

 

Il progetto delle Cisco Academy nei penitenziari italiani sottoscritto da Confprofessioni dà buoni frutti: in tre anni coinvolti cinque istituti di pena che hanno formato oltre 300 detenuti grazie ai liberi professionisti.

A tre anni di distanza dal Giubileo dei liberi profesionisti, che ha simbolicamente concluso l'Anno Santo della Misericordia, Confprofessioni e Cisco tornano in Piazza San Pietro per illustrare a Papa Francesco i progressi del "Progetto Carceri", un percorso di alta formazione in informatica e telecomunicazioni rivolto ai detenuti varato nel 2016 da Cisco con il Ministero della Giustizia, Confprofessioni, Vodafone, Cooperativa Universo ed esteso recentemente alla Fondazione di Comunità Monza e Brianza e UniCredit.

"Fin dal primo momento abbiamo condiviso i valori di solidarietà e di inclusione sociale del progetto Cisco Academy e siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo per favorire l'inclusione sociale e dare una nuova opportunità ai più svantaggiati", commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella.

"E oggi come tre anni fa, siamo davanti al Santo Padre per portare il nostro impegno e la nostra testimonianza sull'importanza della formazione e del lavoro anche dentro te carceri". Partito dal carcere di Bollate, il programma ha coinvolto altri quattro istituti di pena (Opera, Monza, Regina Coeli e Secondigliano, dove sono stati formati oltre 300 detenuti, alcuni dei quali hanno conseguito la certificazione Cisco e, attualmente, sono 106 gli studenti, uomini e donne, che seguono i corsi formativi coordinati da Lorenzo Lento, presidente della Cooperativa Universo.

Ma il flore all'occhiello del programma, come racconta Francesco Benvenuto, direttore relazioni istituzionali di Cisco Italia, è che "tutte le persone che hanno frequentato i corsi della Cisco Academy, una volta scontata la pena in carcere, non commettono più reati".

Recidiva zero. Dentro le aule delle Cisco Academy, impegno e speranza si mescolano alla voglia di riscatto e alla prospettiva di trovare un lavoro dignitoso. Si contano gli anni, i mesi e i giorni della pena da scontare. Molti ce la fanno: alcuni diventano formatori per insegnare ad altri detenuti i segreti delle tecnologie digitali, altri si costruiscono una nuova carriera nel settore informatico e delle telecomunicazioni.

È la storia, per esempio, di Luigi Celeste oggi affermato consulente di sicurezza informatica che ormai lavora da tre anni per una importante multinazionale con incarichi anche all'estero. Luigi ha scritto un libro: "Non sarà sempre così" che racconta la sua storia di rinascita e riscatto grazie allo studio. Ma è anche la storia di tutti quelli che hanno ancora una speranza.