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di Valter Vecellio

 

Il Dubbio, 18 agosto 2020

 

L'invito di trascorrere il Ferragosto con i detenuti è stato accolto quest'anno soltanto da cinque parlamentari. E il Dap ha imposto un numero ridotto di strutture da vedere. Nei giorni di Ferragosto, pur con i limiti e le difficoltà imposte dal Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria che si è fatta schermo della pandemia, il Partito Radicale è stato protagonista di un importante, sia pur "tradizionale" evento: le visite nelle carceri italiane.

Si dirà: uffa, ogni anno, da anni, da Natale, a Capodanno, Pasqua, Ferragosto, il Partito Radicale organizza le "solite", rituali, ormai poco originali, visite nelle carceri. È vero. Da quando era vivo Marco Pannella e si inventò questo "rito", ogni anno, da anni, il Partito Radicale "bussa" alle porte di carceri e di istituti di letterale pena; i dirigenti radicali si intrattengono con i detenuti, "ispezionano" le celle, parlano e si confrontano con gli agenti della polizia penitenziaria, con la vasta e tante volte ignorata comunità penitenziaria: medici e infermieri che operano con le proverbiali forcine per capelli; volontari che lavorano a mani nude, e tutto quel mondo, troppe volte ignorato e colpevolmente sconosciuto, che c'è dietro "le sbarre".

Sì, sono ripetitivi. Però... ogni Capodanno il presidente della Repubblica in carica invia al paese il suo messaggio a reti unificate; ogni anno c'è la conferenza stampa del presidente del Consiglio; ogni ferragosto, interviene il ministro dell'Interno; tutti gli anni, prima delle ferie estive, la cerimonia del ventaglio ai presidenti di Senato e Camera; nessuno dice "uffa". Si tratta infatti di importanti, pur se "rituali", occasioni per fare il punto della situazione, e dire quello che si ritiene di dover far sapere.

Certo: sarebbe una vera notizia se una volta un presidente della Repubblica in quanto tale si recasse in visita in un carcere il giorno di Capodanno e lì pronunciasse il suo discorso. Sarebbe "notizia" se a Ferragosto, presidenti di Senato e Camera, ministro dell'Interno e della Giustizia, visitassero le carceri, si presentassero a Rebibbia o San Vittore. Per ora tocca accontentarsi di Rita Bernardini, Sergio D'Elia, Irene Testa, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, degli altri dirigenti del Partito Radicale o di "Nessuno tocchi Caino". E la cosa non viene ritenuta notizia "notiziabile".

Non fa neppure "notizia" che per ragioni incomprensibili il Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria abbia disposto che si potevano visitare solo cinque carceri, causa pandemia. Indubbiamente i radicali sono degli untori: ma non di Covid-19; piuttosto di democrazia, diritto, conoscenza, nonviolenza. Sono questi, forse, i contagi che si vuole evitare nelle carceri.

Registriamo comunque che nessuno tra i mille editorialisti e commentatori che affollano le pagine dei giornali, che abbia domandato: qual è la relazione tra Covid-19 e visite in carcere? Su quale evidenza scientifica si basa la decisione di limitare le visite in carcere a cinque? Se fossero state sei o sette, il virus sarebbe dilagato? Cinque garantisce distanziamento sei o sette, al contrario, equivale alla vituperata movida?

Nessuno pretende che il ministro della Giustizia o i suoi sottosegretari trascorrano qualche ora in carcere, tra i detenuti, il giorno di ferragosto. Però questo aver impedito al Partito Radicale di poter visitare le carceri è qualcosa di incomprensibile e poco intelligente. Rita Bernardini su Il Dubbio del 15 agosto ha potuto rievocare una sua visita al carcere palermitano dell'Ucciardone con, tra gli altri, il compianto Vincino. Sugli altri giornali non una parola.

Tutto bene nelle carceri? Proprio no. Su Il Foglio di oggi alcuni dati, ricavati dal monitoraggio curato dall'associazione Antigone: 106,1 per cento di affollamento. 140 detenuti ogni 100 posti disponibili, in 24 carceri italiane. A Latina il tasso di affollamento è del 197 per cento; a Taranto del 177 per cento. 287 casi totali di infezione al coronavirus registrati all'interno delle carceri dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Per effetto del contagio sono morti 4 detenuti, 2 agenti di polizia e 2 medici Penitenziari. Ecco, è questa la situazione che non si vuole sia conosciuta. In questi giorni grande scandalo per i cinque parlamentari che hanno chiesto il bonus; indubbiamente un episodio disdicevole, anche se nessuna legge è stata violata. Ma cinque richieste, su novecento e passa parlamentari sono poca cosa. Eppure cinque "sporcano", agli occhi dell'opinione pubblica novecento e passa tra senatori e deputati. Confesso che trovo ben più riprovevole che siano stati non più di cinque, i parlamentari che hanno raccolto l'invito del Partito Radicale di avvalersi delle loro prerogative e visitare le carceri. Quei non più di cinque, non sono sufficienti a "lavare" l'indifferenza mostrata da tutti gli altri.