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di Franco Insardà

Il Dubbio, 22 giugno 2022

Sentir teorizzare le nuove regole deontologiche del giornalismo fa venire i brividi. Lo ha fatto lunedì sera il vicedirettore del Fatto quotidiano, Marco Lillo, ospite della trasmissione di Nicola Porro Quarta Repubblica su Retequattro, sostenendo: gli arresti vanno in prima pagina, le assoluzioni no. Proprio così. Lo ha ribadito al cospetto di una esterrefatta e indignata Gaia Tortora, che lo ha redarguito: “È una roba orrenda, stai dicendo una cosa micidiale. Non è una regola, è un sistema che non condivido”.

Lillo ha testualmente detto: “Non so se Il Fatto ha dato notizia dell’arresto di Tirozzi (commerciante di fiori ingiustamente detenuto, che ha passato 21 mesi in carcere da innocente, ospite in trasmissione, ndr), ammetto che probabilmente non avremmo dato notizia della sua assoluzione. È la regola della notizia. La colpa di noi giornalisti è dare grande enfasi alle notizie quando ci sono gli arresti, ma non bisogna essere ipocriti”.

Alle giuste doglianze di Gaia Tortora Lillo non si è perso d’animo, anzi ha ribadito, perdendo anche la pazienza: “Purtroppo è una regola dell’informazione. Se in una scuola di giornalismo diciamo che questa cosa non è vera, non diciamo la verità. C’è un dato di fatto che dobbiamo correggere, non affermo che sia giusto. Devi partite da questo presupposto, per cercare di correggere questo problema che c’è. È un problema strutturale dell’informazione. Qualsiasi direttore ha il problema di venderlo, il giornale”.

E no, queste non sono le regole del giornalismo, questo è sciacallaggio mediatico. A Lillo va riconosciuto di aver ribadito, rivendicato addirittura il giustizialismo del suo giornale. A Quarta Repubblica il vicedirettore del Fatto ha sostenuto che nessun quotidiano metterebbe in prima pagina una assoluzione. Anche in questo caso ha deformato le cose: Il Dubbio, all’indomani dell’assoluzione del papà di Maria Elena Boschi nel processo Etruria, ha aperto il giornale con l’intervista all’ex ministra del governo Renzi. Ma non è la prima volta che il nostro quotidiano, purtroppo quasi isolato nel panorama editoriale, apre con una assoluzione o una vicenda di malagiustizia che per il Fatto quotidiano e altri meriterebbe al più un trafiletto.

La pluralità dell’informazione è fondamentale proprio per questo: per dare voce a chi non ce l’ha, a chi, per motivi di mercato, sugli altri mezzi di informazione non avrebbe spazio. Non a caso quotidianamente pubblichiamo la pagina “Lettere dal carcere”, curata dall’ottimo Damiano Aliprandi, che si interessa di chi è privato della libertà. Non solo quando si tratta di casi eclatanti, magari pubblicati da altri con settimane o mesi di ritardo rispetto a noi, solo per vendere qualche copia in più. Lo sciacallaggio non ci è mai appartenuto.