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di Glauco Giostra

Avvenire, 4 agosto 2024

Una parodia - ma non troppo - dell’attuale dibattito politico-giudiziario. Quando arrivo trovo una calca incredibile di persone sgomitanti che cercano di entrare in una porticina posteriore del grande palazzo. Chi urla, chi spinge, chi inveisce, chi strattona, chi si arrampica. Un passante chiede cosa stia succedendo. Grida per farsi sentire. Nessuno lo ascolta. Finalmente uno gli strilla che quella porticina dà direttamente sul palcoscenico del Teatro del Consenso. In più parti, nel frattempo, la ressa sta degenerando in rissa. Accasciato a terra, dopo una perdente colluttazione con l’Indicativo sta il Condizionale; poco più in là l’Interrogativo viene medicato, esangue, per i tagli inferti dall’acuminato Esclamativo. Le Maiuscole si fanno largo in modo stentoreo e intimidatorio; le Minuscole restano in disparte, intimorite e mute. Sul marciapiede giace il Discorso, frantumato in tanti tweet.

Alcune Parole salgono sulle spalle di altre Parole; altre ancora con un megafono preannunciano tragedie imminenti e riescono a farsi un po’ di spazio. Arriva un’autoambulanza per soccorrere una coppia. Porta via l’Esitazione e il Dubbio: lei è gravissima, per lui - dicono - probabilmente non c’è più nulla da fare. In terra, calpestate come i coriandoli dopo il Carnevale, ci sono migliaia di pagine di libri e di documenti: nessuno, giustamente, perde tempo a raccoglierli e tanto meno a leggerli. Tutti pensano soltanto a spingere (non vorrebbero, dicono, ma se non lo facessero resterebbero indietro) e ad urlare (non vorrebbero - dicono - ma sono costretti per farsi ascoltare). Chiedo, come cronista, di entrare in Teatro.

Mi fanno passare, purché rimanga in silenzio dietro le quinte. Entro. Si sono appena esibiti quelli del marketing. Ora tocca ai meteorologi. Preannunciano un’allarmante perturbazione, Nerone; tra un mese dovrebbe imperversare per molte settimane una siccità da record, effetto dell’anticiclone Caligola; poi Attila - una corrente glaciale proveniente da nord - metterà certamente in ginocchio raccolti e trasporti. La platea ascolta attonita e un po’ preoccupata. Preceduta da una sirena, invade il proscenio la cronaca nera: scene raccapriccianti di delitti efferati, morti straziati, violenze inenarrabili, familiari disperati. La platea è commossa e angosciata. Qualcuno grida “la pena di morte, ci vuole!’ Ma è ora di dare spazio alla politica.

Parlano di riforme. Si apre un dibattito su una complicata legge riguardante l’informazione sui processi penali. Un giornalista dice: “è il bavaglio alla stampa”; un avvocato ribatte: “si vuole la gogna mediatica”; un magistrato ammonisce: “così si danneggiano le indagini contro la criminalità organizzata’: Fine del dibattito. Una Signora demodé dalla barcaccia dà segni di irritata impazienza. Si cambia argomento. Qualcuno mette in guardia: “stanno per varare una leggina svuota-carceri. Faranno uscire pericolosi delinquenti e mafiosi!”.

La Signora della barcaccia si lascia scappare, indignata, “non è assolutamente vero! È chiaramente scritto” e si sporge con alcuni documenti in mano. Le gridano “stia zitta, incosciente!!”; “è per colpa degli irresponsabili come lei che ci siamo ridotti così”; “lei sta dalla parte dei delinquenti, noi dello Stato forte e sicuro”. Un parapiglia. Per fortuna lo spettacolo può riprendere grazie all’intervento di un signore che fa transitare la discussione su un altro argomento. “Il problema del carcere è una conseguenza della sfrenata immigrazione!” urla. Un altro accanto a lui, con un imprudente calo di decibel, conviene: “l’immigrazione, in effetti, è un problema serio”: Gli altri lo guardano con compatimento, chiedendosi come abbia fatto a entrare in scena.

Poi sbottano, in un crescendo: “Altro che problema serio, è un dramma!” “Non è un dramma, è una tragedia!!”, “Non è una tragedia è un’invasione: la nostra razza è in pericolo!!!” Preceduto da alcuni rumori da dietro le quinte, irrompe sul proscenio un uomo vestito di nero, o forse di rosso: le luci dei teatri, si sa, possono ingannare. Ha toni perentori. È uno che dice di preoccuparsi dei suoi compatrioti e di voler mettere fine alle loro comprensibili paure. Pronuncia parole palestrate. Ha soluzioni nette, semplici, risolutive. La platea sembra tirare un sospiro di sollievo. Assicura di non voler imporre le sue soluzioni; non è un dittatore.

Le imporrà solo se verrà votato, perché questo vuole la democrazia. La Signora dalla barcaccia si sporge per gridare che la democrazia è altra cosa. Viene zittita da urla e insulti. Si registra persino qualche tafferuglio. Poi, anche con l’intervento delle forze dell’ordine, torna la calma. Si procede alla votazione. L’unico candidato ottiene quasi l’unanimità. La barcaccia è vuota. Finalmente rassicurati, gli spettatori sciamano verso il foyer. Vi incontrano, e la vista li rassicura, un nutrito servizio d’ordine. Nella disattenzione generale, due guardie tengono sottobraccio la Signora della barcaccia. All’uscita gli spettatori si accalcano.

Vi sono controlli. Stanno dicendo loro che, per motivi di sicurezza, è proibito fermarsi a parlare, in strada, con altre persone o tenere riunioni in luoghi chiusi senza l’autorizzazione delle competenti autorità. A noi giornalisti viene minacciosamente ricordato che sarà considerato comportamento antipatriottico riferire di condotte violente delle forze dell’ordine: se del caso, assicurano, verranno esaminate dalle competenti autorità di governo.

Quando esce l’eletto, una calca festante ne accompagna l’incedere, mentre alcuni osservano con inquietudine le ruvide operazioni con cui la Signora della barcaccia viene caricata su un cellulare della Polizia penitenziaria. “Stanno portando via la Signora Verità’,’ commentano sottovoce alcuni, increduli. Provo a documentare con il telefonino l’operazione, ma due agenti me ne chiedono la consegna, invitandomi a seguirli in caserma “solo per alcune formalità’: “Sono un giornalista’,’ mi qualifico, esibendo il tesserino. “Appunto”, la laconica risposta.

“Guardi che proprio di recente un giudice ha stabilito che in tal modo operate un trattenimento illegale’: “Lei ci segua. Se il suo amico giudice vuole dettare legge, si deve prima far votare dal popolo sovrano”: Intanto, consentitemi di mandare almeno questo breve resoconto alla mia redaz..