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di Filippo Tommaso Ceriani

 

La Provincia di Sondrio, 31 luglio 2018

 

"Non c'è santo senza passato, non c'è peccatore senza futuro". Con questa frase di papa Francesco ha concluso mercoledì sera un interessante dibattito Stefania Mussio, direttrice della Casa Circondariale di Sondrio, al centro polifunzionale "Tec de tucc" di Torre di Santa Maria sulla funzione del carcere oggi.

Il gruppo Aido Valmalenco, grazie al presidente Giorgio Nana, ha voluto invitare la direttrice per far conoscere sia la pasta senza glutine "1908", prodotta nel pastificio all'interno del penitenziario, che le attività di rieducazione messe in atto dal carcere. In rappresentanza della Comunità pastorale della Valmalenco hanno portato i saluti i due collaboratori, don Mariano Margnelli e don Andrea Del Giorgio, mentre per il comune di Torre è intervenuto il sindaco Mauro Decio Cometti.

Non poteva mancare alla serata anche il cappellano, don Ferruccio Citterio, che ancora una volta la direttrice ha voluto ringraziare pubblicamente per l'impegno e il supporto nei confronti dei detenuti e di tutta la realtà penitenziaria. La testimonianza, dal titolo "Carcere: quale futuro", ha avuto luogo al termine della cena con la pasta "1908".

Pasta di cui Mussio più volte ha fatto riferimento nella sua relazione, ricordandola come un esempio molto positivo di recupero delle persone detenute. "Questa sera sono qui per assolvere ad uno dei miei incarichi, previsti dal codice penitenziario, ossia far conoscere il mio lavoro e la realtà in cui opero" ha dichiarato la direttrice, aggiungendo che due sono le parole più importanti da mettere in gioco nel suo lavoro: differenziazione e individualizzazione.

A questo proposito ha ricordato la Legge sull'Ordinamento Penitenziario del 1975, nello specifico l'articolo 1, che sottolinea l'importanza di chiamare i detenuti per nome perché sono persone e non numeri, facendo così riferimento ad uno stereotipo molto comune nei film, specialmente americani, quando la guardia penitenziaria chiama il recluso per il momento del colloquio. La direttrice ha quindi spiegato ai presenti quanto sia importante, all'interno di un ambiente così complesso quale è il carcere, il concetto di individualizzazione: "non tutti sono dentro per lo stesso motivo, ogni storia, nella sua particolarità, è differente dalle altre".

L'intervento della direttrice Mussio mercoledì scorso ha permesso a diverse persone di conoscere la realtà della Casa Circondariale, obiettivo su cui l'Europa sta spingendo molto. "Visto che l'Unione Europea ribadisce che "il carcere ha senso se è coinvolta la comunità locale", anche a Sondrio ci diamo da fare perché il carcere non sia più soltanto un edificio, ma un luogo per il reinserimento delle persone detenute nel mondo del lavoro".

Stefania Mussio ha quindi ringraziato i tanti enti, imprese e associazioni di volontariato, che contribuiscono e si fanno carico delle necessità di questa realtà. Dall'arrivo in città di Mussio, che ha ricordato di essere "il primo direttore stabile (e non reggente) del carcere di Sondrio in 110 anni", in Casa Circondariale sono state molte le iniziative intraprese.

"A quattro mesi dal mio arrivo - ha ricordato - il carcere di Sondrio ha aperto le porte a 150 persone in una serata con l'Accademia del Pizzocchero di Teglio". Quindi, fin da subito, Mussio ha voluto concludere i lavori già avviati dalle precedenti direzioni, sistemando e convertendo diverse stanze inizialmente pensate per altro uso ("luoghi con molte postazioni computer, ma nell'istituto non c'è la rete").

La biblioteca dell'istituto, inaugurata lo scorso anno alla presenza di Andrea Vitali, ha ricevuto tantissime donazioni di libri e facendo riferimento alla frase di don Milani "Ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani" che campeggia sopra gli scaffali delle librerie, la direttrice ha ricordato anche l'importanza dei corsi scolastici con i docenti del Cpia, il centro di istruzione per adulti.

Molto orgogliosa, poi, la direttrice Stefania Mussio della "stanza della familiarità", l'ultimo spazio del carcere in ordine cronologico sistemato: questo locale, caldo e accogliente, per le visite dei figli dei detenuti, è stato realizzato - ha ricordato Mussio - grazie alla grande generosità di molti, come il falegname che ha regalato il parquet o la sarta che ha cucito le tende. E come dimenticare l'inaugurazione della palestra insieme a molti sportivi valtellinesi o la convenzione con il comune di Sondrio che prevede l'uscita tutti i giorni di due detenuti, muniti di biciclette e mezzi di lavoro, che sistemano le aree verdi del capoluogo.