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di Valentina Errante

 

Il Messaggero, 5 novembre 2020

 

"La pandemia in Italia ha portato a "un calo degli omicidi ma il numero delle donne ucciso è rimasto lo stesso". Ha riferito ieri davanti alla commissione Antimafia, Vittorio Rizzi, vicecapo della polizia e al vertice dell'Osservatorio interforze permanente per il monitoraggio e l'analisi sulla criminalità, costituito lo scorso aprile per elaborare strategie di prevenzione e contrasto delle possibili infiltrazioni nel tessuto economico-finanziario nel periodo dell'emergenza.

Nell'analisi, rivolta soprattutto alle strategie per affrontare, in cooperazione con gli altri Paesi, i rischi criminali legati all'emergenza sanitaria, Rizzi ha illustrato i dati, riferendo che quasi tutti sono in diminuzione. Tranne, appunto, i femminicidi. Un fenomeno probabilmente legato alla permanenza forzata in casa, al lockdown e ai divieti di movimento, che hanno fatto esplodere la violenza nelle situazioni più difficili. Un dato che suscita allarme, soprattutto in vista di nuovi divieti e di altre limitazioni agli spostamenti in seguito ai contagi. Al 31 luglio scorso il 70 per cento dei 149 omicidi avvenuti in ambito familiare aveva come vittime donne.

Ma sotto osservazione sono anche i reati in crescita negli altri Paesi durante l'emergenza sanitaria, per stabilire se si tratti di un trend che prima o poi interesserà anche l'Italia. In Francia e negli Usa, ad esempio, gli omicidi sono cresciuti. Scendono, anche se di poco, gli episodi di usura, mentre sono in crescita i reati di traffico e combustione illecita di rifiuti, un fenomeno legato alla maggiore permanenza in casa degli italiani durante la pandemia e alla necessità di smaltimento. E aumentano come era prevedibile e come avvenuto anche oltralpe, i reati commessi on line. Tra gli scenari che meritano attenzione ci sono le "dinamiche del dark web", dove sono state create piattaforme attraverso le quali si organizzano piani criminali. E sono in crescita in Italia, come in tutti i paesi del mondo, i reati commessi on line".

In linea di massima i fenomeni osservati sono analoghi in molte parti del mondo. Tutti gli indici sono in decremento, tranne pochissime fattispecie di reato opposte. L'allarme generale riguarda invece il pericolo del riciclaggio del denaro in attività lecite, un ambito di preoccupazione diffusa è costituito dall'acquisto dei crediti deteriorati, previsto dalla normativa europea, da parte delle mafie. Crediti ceduti dalle banche a 17 centesimi per euro e che possono costituire un'occasione per le organizzazioni criminali "per rilevare in tutta Europa enormi asset patrimoniali di imprenditori che cadono in disgrazia e non sono in grado di pagare".

"Questa non è una minaccia potenziale - precisa Rizzi - ma attuale, concreta e molto sofisticata, perché a quel punto potremmo trovare denaro riciclato nei fondi di investimento. Non ci troveremo più a difenderci da un nemico individuato ma da soggetti che legalmente è intervenuti nell'economia. "C'è il rischio - aggiunge - che questi enormi crediti finiscano nelle mani della criminalità organizzata in modo perfettamente legale".

Rizzi, nel corso dell'audizione, ha auspicato che vi sia una "strettissima cooperazione" in ambito europeo nel contrasto a questo fenomeno. E cita una telefonata intercettata agli atti di un'inchiesta giudiziaria e in cui due ndranghetisti impegnati nel narcotraffico definivano "strani" i loro soci sudamericani in quanto non usavano il bitcoin.

L'obiettivo, dice il prefetto, è realizzare una sorta di osservatorio al livello europeo. Un gruppo covid che esamini i fenomeni criminali, perché anche le infiltrazioni possono diventare pandemiche. Il lavoro è già stato avviato. La condivisione diventa importante, spiega Rizzi, sia per anticipare fenomeni che si presentano altrove prima che nel nostro Paese, sia come nella lotta alle mafie, per cooperare. Il primo caso è stato quello del sentimento diffuso contro le istituzioni, che in alcuni paesi, come in Francia, è maturato in anticipo.