di Michela Nicolussi Moro*
Corriere del Veneto, 6 dicembre 2024
Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari: “Di fronte al ripetersi di crimini di una violenza efferata è inappropriato proporre un abbassamento delle pene”.
Avvocato Andrea Ostellari, lei è il sottosegretario alla Giustizia: ergastolo a Turetta, sentenza “giusta”?
“I fatti imputati sono gravissimi, quindi non mi aspettavo una sentenza diversa. Nessuno restituirà Giulia alla sua famiglia e ai suoi amici.
Attendiamo comunque le motivazioni e poi gli eventuali altri gradi di giudizio per la decisione definitiva”.
Come si pone nei confronti dell’istituto dell’ergastolo? Il “fine pena mai” non confligge con il valore rieducativo della pena previsto dalla Costituzione?
“Sono favorevole all’ergastolo. La nostra Costituzione va letta e interpretata bene. Dice che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, ma non esclude che di fronte a delitti così efferati possa essere applicato il massimo rigore, pur nel rispetto della dignità del condannato”.
Alcuni giuristi chiedono l’abolizione dell’ergastolo e l’introduzione di un tetto alla massima pena. Bisognerebbe cambiare la legge?
“Di fronte al ripetersi di crimini di una violenza efferata ritengo inappropriato proporre un abbassamento delle pene. Anzi, credo che questa sanzione andrebbe estesa anche ad altre fattispecie, come lo stupro di gruppo”.
Quanto influisce la pressione mediatica sui processi?
“Il giudice è un essere umano e ciascun essere umano vive il suo tempo, in un sistema di relazioni e valori. Ma si può essere coraggiosi e forti e liberarsi dai condizionamenti esterni per applicare la legge con indipendenza. Credo che anche in quest’occasione ciò sia stato fatto”.
L’ergastolo può essere un segnale con una funzione di deterrenza?
“Certo, ma non in tutti i casi. Non lo è nemmeno la pena di morte. La mente umana è un mistero, ma negare la funzione deterrente a prescindere è sbagliato”.
Come non farsi influenzare dal dolore e dalle aspettative della vittima di un reato, se sopravvissuta, e dei familiari?
“Decidere non è facile. Ma la maggioranza della magistratura italiana è composta da persone integerrime, professionisti che hanno ben chiaro il valore della loro funzione e il peso delle scelte che devono fare. Nel caso specifico, poi, si tratta di una Corte d’Assise.
Conta anche l’atteggiamento di chi commette reato?
“L’ordinamento prevede aggravanti che dipendono dalle modalità con cui il fatto è stato commesso. La condanna all’ergastolo di Turetta, per esempio, sarà spiegata con il deposito delle motivazioni della sentenza, grazie alle quali potremo cogliere i motivi delle decisioni dei giudici”.
Rispetto ai tempi annosi della giustizia italiana i processi a Impagniatiello e a Turetta sono stati celebrati e sono arrivati a sentenza in tempi record. Il dramma dei femminicidi ha bisogno di attenzione particolare o perché?
“È evidente che quella dei femminicidi è un’emergenza a cui il sistema giustizia ha deciso di fare fronte con tutte le risorse possibili. Sia nella fase preventiva che in quella delle indagini e quindi dei processi. Fra queste, tengo a sottolinearlo, la più importante resta la prima”.
*Articolo tratto dal giornale del 4 dicembre 2024










