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di Thomas Bendinelli

Corriere della Sera, 6 ottobre 2024

L’uomo che a Nuoro ha ucciso la moglie, la figlia, un figlio e un vicino di casa era un appassionato di armi sportive. Lo ricorda Giorgio Beretta, dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa di Brescia (Opal) osservando che nel 2024 sono già trenta gli omicidi commessi in Italia con armi legalmente detenute. Omicidi che hanno causato 42 morti, tra cui 12 suicidi dell’assassino. Diciotto le donne rimaste vittime. Appassionati di armi sportive, insomma, ma che talvolta usano l’arma per uccidere moglie e familiari.

“La legge dovrebbe fare in modo che la licenza armi per uso sportivo sia concessa solo a persone che effettivamente praticano discipline sportive - afferma Beretta -. Invece oggi in Italia circa 600mila persone detengono questa licenza mentre solo 150mla sono iscritte a associazioni e poligoni di tiro. Questa licenza viene richiesta perché è la più facile da ottenere, permette di detenere un vero arsenale di armi (3 pistole e 12 fucili semiautomatici e 200 munizioni), il rilascio non prevede visite specialistiche ed il rinnovo è richiesto solo ogni 5 anni”.

Da diversi anni l’Opal fa un lavoro certosino di raccolta di dati e notizie di cronaca di omicidi compiuti con armi da fuoco. Il ragionamento che fanno è semplice: più circolano armi più c’è la possibilità che queste vengano usate. Lo diceva già il drammaturgo russo Anton Cechov d’altronde: “Se nel primo atto di una pièce teatrale appare un fucile appeso al muro, nell’ultimo atto questo fucile sicuramente sparerà”. Non sempre accade fortunatamente, ma a guardare l’elenco degli omicidi compiuti nell’ultimo anno, certo è che di armi ne sono girate parecchie, in molti casi legalmente detenute. Ci sono diversi casi di omicidio-suicido, così come episodi in apparenza banali che scatenano la furia omicida (la guardia giurata che ha ucciso lo zio e un cugino per un’auto parcheggiata male a Frosinone, quello che ha sparato e ucciso il vicino dopo una lite scoppiata al bar).

Nell’elenco c’è anche una vicenda bresciana, accaduta in città lo scorso aprile, quando un maresciallo ex carabiniere in pensione ha ucciso un uomo di origine indiana. Un elenco dettagliato, dal quale risulta in tutta evidenza che chi ha sparato era spesso in possesso dell’arma in modo legale. L’Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di morti violente complessivamente, ma il discorso cambia se si parla di omicidi con arma da fuoco: in questo caso, a livello europeo, siamo in cima (0,7 omicidi ogni 100 mila abitanti), ben lontani dagli Stati Uniti ovviamente (e fortunatamente) ma comunque il triplo o più rispetto a Germania, Francia e Spagna.

Nel suo libro “Il Paese delle armi” Beretta ricorda che più armi non vuol dire più sicurezza: “Gli Stati Uniti, dove il ‘diritto alle armi’ è garantito dal secondo emendamento della Costituzione, oggi sono la nazione con il più alto tasso di omicidi per armi da fuoco tra i Paesi occidentali. In Italia, nel triennio 2018-2020 a fronte di 63 omicidi di tipo mafioso e di 29 per furti o rapine ci sono stati almeno 108 omicidi commessi da persone con il porto d’armi.

In altre parole, oggi in Italia è maggiore il rischio di essere uccisi da un legale detentore di armi che dalla mafia o da rapinatori”. L’ultimo decreto sicurezza - quello delle norme anti blocchi stradali e che porta fino a sette anni la detenzione per chi occupa abusivamente un immobile - autorizza gli agenti di pubblica sicurezza a portare senza licenza alcune tipologie di armi, tra cui rivoltelle e pistole di ogni misura, anche quando non sono in servizio.