di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 12 gennaio 2021
Il perdurare dell'emergenza Covid sta mettendo a dura prova la gestione della quotidianità nelle carceri italiane: la Pandemia si è innestata in una situazione di criticità dei penitenziari della Penisola che soffrono da decenni di carenze strutturali, mancanza di personale e sovraffollamento che rendono complicata - in alcuni casi al limite dell'accettabile - la gestione delle norme anticontagio. Non si stanca di denunciarlo fin dal primo lockdown Bruno Mellano, garante dei detenuti della Regione Piemonte, che a metà dicembre aveva inviato un appello al presidente della Giunta regionale Alberto Cirio, all'assessore alla Sanità Luigi Icardi e al commissario generale dell'Unità di crisi Vincenzo Coccolo perché, accanto agli operatori sanitari e ai degenti delle Rsa, venissero inseriti nelle priorità della campagna vaccinale agenti, personale e detenuti per evitare che i penitenziari diventino focolai di contagio.
"Come tutti i luoghi chiusi, a cominciare dalle Rsa" sottolineava Mellano "anche il carcere è un ambiente particolarmente a rischio per il diffondersi del Covid-19. Si tratterebbe di tutelare i circa 4300 detenuti e i circa 3500 operatori penitenziari tra agenti e collaboratori amministrativi delle carceri piemontesi: un'azione per prevenire l'esplosione di focolai di contagio assai difficili da gestire per la mancanza di spazi d'isolamento e di distanziamento sociale e per disinnescare possibili tensioni e timori che facilmente possono innescarsi nell'ambiente penitenziario".
Un appello condiviso anche da alcuni politici, tra cui la senatrice Liliana Segre, che sembra essere stato accolto stando alle ultime direttive per cui anche al personale carcerario e ai ristretti verrà data priorità nella somministrazione del vaccino anti Covid. I reclusi positivi nelle carceri piemontesi, alla vigilia della chiusura del 2020, erano 37: 13 a Cuneo, 12 a Saluzzo, 11 a Torino e uno ad Alessandria; gli operatori penitenziari contagiati 22: 9 a Torino, 7 ad Alessandria, 3 a Cuneo e uno rispettivamente a Fossano, Biella e Verbania. Numeri che potrebbero lievitare se non si interviene urgentemente cercando di prevenire i contagi nelle sezioni sovraffollate.
E al termine del 2020, come di consueto anche se on line per via delle norme anticovid, il garante Mellano ha presentato in videoconferenza stampa il "Quinto dossier delle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi". Mellano pone due interrogativi al Governo - il documento, elaborato dal garante regionale in collaborazione con il Coordinamento piemontese dei garanti, è stato inviato al capodipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia, al provveditore dell'Amministrazione penitenziaria del Piemonte Pierpaolo D'Andria, al ministro di Giustizia Alfonso Bonafede e ai sottosegretari di Stato Vittorio Ferraresi e Andrea Giorgis. "Se non ora quando? Come non pensare di utilizzare parte dei fondi Ue destinati all'Italia per far compiere un salto di qualità alla sanità e all'edilizia penitenziaria?".
"La raccomandazione, raramente rispettata, di non giungere mai al 100% di posti occupati per far fronte a necessità di spostamenti o di emergenze" ha evidenziato Bruno Mellano "è diventata particolarmente drammatica nel corso della pandemia. Occorre operare (anche con i fondi Ue, ndr) affinché l'affollamento, che in alcuni Istituti piemontesi raggiunge anche il 130%, non superi il 98% della disponibilità. Ed è necessario operare in fretta per adeguare gli ambienti affinché il carcere possa sempre più essere vissuto come un'occasione di recupero, di formazione, di reinserimento nella società per trasformare il tempo della detenzione in un'occasione di riscatto personale e sociale".










