di Maria Elena Vincenzi
La Repubblica, 15 marzo 2020
Tutti dentro casa. E anche se le denunce di casi di violenza contro le donne in questa settimana sono diminuite, la situazione potrebbe essere esplosiva perché in certi casi la convivenza forzata può essere fatale. Si pensi a una donna costretta ventiquattro ore su ventiquattro nell'appartamento con il marito violento.
Per questo l'attenzione della procura e delle forze dell'ordine rimane alta. Il dispositivo è quello d'urgenza già varato per il Codice Rosso che, però, per forza di cose è stato potenziato per rispettare tutte le regole sanitarie imposte dall'emergenza del coronavirus. Restrizioni che hanno imposto che, a queste condizioni, vengano trattati solo i casi particolarmente urgenti.
La difficoltà, spiegano i magistrati, è quella di contemperare l'urgenza dettata dalle violenze con quella sanitaria. Ma, complice anche la riduzione degli altri reati, i pm continuano a lavorare a pieno ritmo. E ieri, proprio in quest'ottica, gli uffici della procura sono stati sanificati. Insomma, le vittime di violenza, questa la raccomandazione, non devono sentirsi sole. Tutto continua a funzionare a pieno regime. Non mancano però gli ostacoli.
Uno dei problemi che i pubblici ministeri del gruppo, coordinati dal procuratore Michele Prestipino e dall'aggiunto Maria Monteleone, si sono trovati ad affrontare è stato quello delle audizioni protette dei minori. Non solo per il divieto di uscire di casa, ma anche per evitare loro contatti con più persone. Per questo, è stato escogitato un sistema che permette l'ascolto, già nelle aule delle forze di polizia (senza quindi l'ulteriore passaggio in tribunale), con il collegamento da remoto dei consulenti. Così anche per la misura dell'allontanamento perché in questa situazione è difficile far uscire le persone di casa.
Ma anche a questo problema si è riusciti, con soluzioni diverse a seconda dei casi, a trovare una soluzione. Nonostante le difficoltà, domani si farà un incidente probatorio e nei giorni scorsi è stata eseguita una misura di custodia cautelare in carcere per prostituzione minorile. Insomma, da piazzale Clodio fanno sapere che l'attività a tutela delle donne continua.
Così come continuano a funzionare i centri antiviolenza e così come continuano ad essere aperte caserme e commissariati pronti a raccogliere le denunce. Certo, c'è chi ci prova, complice la situazione, a farla franca: un uomo, portato nei giorni scorsi al Regina Coeli, ha detto di avere la febbre, probabilmente una scusa per non entrare in carcere. Ma il tampone ha dato esito negativo. È stato arrestato, solo c'è voluta qualche ora in più.










