di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 26 giugno 2025
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha preannunciato che, allo scopo di permettere alla Polizia penitenziaria di fare il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, il reato verrà circoscritto. La tortura è un crimine contro l’umanità. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha preannunciato che, allo scopo di permettere alla Polizia penitenziaria di fare il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, verrà circoscritto il reato di tortura. Prepariamoci a una larga, intensa, radicale opposizione sociale, culturale, giuridica, politica. Mettere mano al crimine di tortura significa bloccare i processi in corso, a partire da quello che si sta svolgendo nell’aula bunker di S. Maria Capua Vetere per le violenze commesse in carcere nel 2020 e di cui tutti abbiamo potuto vedere le immagini. La tortura è un delitto infame, commesso da chi ha obblighi di custodia contravvenendo al giuramento di fedeltà allo Stato. Al pari della corruzione, è il delitto dei potenti.
Non è un caso che la nostra Costituzione contiene una sola volta al proprio interno il verbo punire, ossia all’art. 13 quando prescrive che sia punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. A ciò va aggiunto il richiamo dell’art. 117 della stessa Carta ai vincoli derivanti dal diritto internazionale, che rende illegittimo ogni tentativo di modifica o cancellazione della legge in corso.
Detto questo, il problema è politico, culturale e professionale, prima ancora che giuridico. È in primo luogo politico, perché si sta smarrendo l’identità democratica lasciando campo libero alle tendenze delle oligarchie al potere. È culturale, perché sempre meno nei luoghi della formazione, del sapere, nei media si parla di diritti negati. È in corso la guerra dei potenti contro i loro nemici (tra i quali le organizzazioni non governative). Infine, si pone un tema di natura professionale che investe ogni operatore delle forze dell’ordine o penitenziario. Nessuno di loro dovrebbe mai avallare tendenze che partono dalle false promesse di sicurezza provenienti da alcune organizzazioni sindacali, le quali lottano non per i diritti dei loro rappresentati ma per avere mani libere nel proprio lavoro.
Il sistema dei diritti umani è sotto attacco. Due grandi conquiste nelle quali storicamente si è impegnata Antigone sono l’introduzione del delitto di tortura e l’istituzione del Garante nazionale delle persone private della libertà. Su entrambe è caduta, o potrebbe cadere, la mannaia della destra al governo. Da un lato, assicurando impunità ai torturatori e, dall’altro, anestetizzando le istituzioni di garanzia. I livelli territoriali sono per questo decisivi. Dal basso, dai Comuni, dalle Regioni deve partire un’altra visione della pena e del potere dello Stato. Per questo è importante che le istituzioni locali, diversamente dal Governo nazionale, procedano a nominare, nel ruolo di Garanti dei detenuti, personalità scelte per l’indipendenza e la competenza specifica, e non per l’appartenenza pregressa a un partito o alla stessa istituzione che dovrebbero controllare.
*Presidente Associazione Antigone











