di Nicolò Cenetiempo
micromega.it, 2 agosto 2024
Per Roberto Giachetti, la liberazione anticipata speciale è la misura da attivare contro un sovraffollamento ingestibile nelle carceri. Nel pomeriggio del 24 luglio doveva essere discussa e votata alla Camera dei Deputati la proposta di legge (Pdl) sulla liberazione anticipata speciale, di cui il deputato Roberto Giachetti (Italia Viva) è primo firmatario. Si tratta dell’unica iniziativa sul tavolo in Parlamento per ridurre nel breve termine le presenze all’interno degli istituti penitenziari, dove il sovraffollamento ha raggiunto una media del 130% e i suicidi tra la popolazione reclusa sono 59 dall’inizio dell’anno. Su richiesta dell’onorevole Carolina Varchi (Fratelli d’Italia), l’esame in aula è stato tuttavia rinviato ad altra seduta, di cui deve essere ancora definita la data. Non è la prima volta che succede: la votazione era già stata spostata dal 17 al 24 luglio.
Questa volta Fratelli d’Italia ha chiesto il rinvio per una questione di “conflitto” ed “economia dei lavori”: mentre alla Camera era in esame la Pdl Giachetti, alla commissione Giustizia del Senato era infatti al vaglio la conversione del “Decreto carceri”, che è stato adottato dal Governo lo scorso 4 luglio e interviene anche sulla liberazione anticipata. Le opposizioni confidavano nella possibilità che Forza Italia si opponesse al rinvio, dopo che nei mesi precedenti il deputato Pietro Pittalis aveva dato segnali di apertura nei confronti della Pdl Giachetti. Pittalis è però intervenuto in aula per dirsi favorevole al rinvio, che la Camera ha poi approvato con 47 voti di differenza.
Secondo l’Ordinamento Penitenziario, le persone detenute possono ottenere dal magistrato di sorveglianza una detrazione di 45 giorni per ogni semestre di pena scontata, a condizione che abbiano partecipato all’opera di rieducazione. La Pdl Giachetti vorrebbe ampliare la liberazione anticipata: da 45 a 60 giorni ogni sei mesi, e in alcuni casi fino a 75 giorni nei primi due anni dall’eventuale entrata in vigore della legge. Presentata nel 2022, la Pdl era stata calendarizzata solo il 14 febbraio del 2024, grazie anche allo sciopero della fame portato avanti nelle tre settimane precedenti da Giachetti e Rita Bernardini, presidente dell’associazione Nessuno Tocchi Caino. Prima del 24 luglio la Pdl aveva ricevuto il sostegno dei Garanti regionali delle persone private della libertà personale e - indirettamente - dell’associazione Antigone, che nell’ultimo dossier aveva proposto l’aumento fino a 75 dei giorni di liberazione anticipata per ogni semestre.
Onorevole, il testo oggi al vaglio della Camera dei Deputati è stato presentato nel 2022. Non è però la prima volta: anche nel 2020 aveva avanzato una proposta di legge analoga. Cos’è cambiato in questi ultimi anni nelle carceri italiane e perché insistere nella direzione di un ampliamento della liberazione anticipata?
La liberazione anticipata speciale è l’unica misura che abbiamo in questo momento per incidere effettivamente sul tema dell’emergenza carceraria. Il sovraffollamento rischia di esplodere ad agosto, bisogna intervenire ora: il caldo massacra la vita di quei detenuti che stanno chiusi 20 ore al giorno in tre, quattro, cinque o sei all’interno di celle di solo qualche metro quadro. Gli istituti sono mediamente sovraffollati del 130%, raggiungendo in alcuni casi picchi fino al 220%. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, abbiamo il record dei suicidi: 59 tra i detenuti e 6 tra gli agenti della Polizia Penitenziaria. Sono stati registrati più di 800 tentativi di suicidio e decine di migliaia di atti di autolesionismo, oltre alle rivolte che si sono verificate in Piemonte, a Regina Coeli o a Sollicciano. C’è una situazione esplosiva che nel 2020 non c’era. Nel 2020 c’era una ragione legata all’esigenza che ci fosse comunque uno stemperamento della pressione sulle carceri. Ma non c’era l’emergenza che abbiamo adesso: adesso siamo in una situazione senza più controllo.
Oltre ad aumentare i giorni dello sconto di pena, la sua proposta prevede che sia la direzione del carcere a decidere sulla liberazione anticipata, e non più il magistrato di sorveglianza...
Quella norma voleva semplificare il procedimento perché c’è anche un problema relativo ai magistrati di sorveglianza, talmente presi da tante altre cose che poi rispondono molto in ritardo. Ci sono casi in cui coloro che avevano diritto al beneficio hanno avuto una risposta quando ormai erano già usciti di galera. In commissione Affari Costituzionali gli uffici ci hanno detto che quella norma sarebbe incostituzionale e noi ci siamo predisposti a qualunque tipo di alternativa. Adesso si parla della possibilità che questa decisione la prendano i Pubblici Ministeri, che sono titolari del fascicolo. A noi va benissimo, basta che si acceleri e modifichi la procedura.
Però il decreto Nordio ha apportato alcune modifiche che secondo il Governo dovrebbero snellire la procedura. Secondo lei sono un primo passo avanti per fare fronte al sovraffollamento?
No, il decreto Nordio è solo fuffa. Tenga conto che in un decreto che ha le caratteristiche di necessità e urgenza non viene neanche citata la parola “sovraffollamento”, semplicemente perché non c’è nulla nel decreto Nordio sul tema del sovraffollamento e quindi sull’emergenza carceraria. Si parla dell’assunzione di 1000 agenti di custodia, ma segnalo che la Polizia Penitenziaria è sotto organico di migliaia e migliaia di persone. Poi, comunque, questa assunzione verrà realizzata nel 2026 o 2027, tra concorsi, una cosa e l’altra. Così come si prevedono strutture che dovrebbero accogliere i detenuti che potrebbero andare agli arresti domiciliari ma non hanno la residenza o quelli che hanno un residuo di pena più basso e potrebbero uscire subito dal carcere. Ma deve ancora essere fatto l’albo di queste strutture, di cui devono essere verificate anche le condizioni di sicurezza: si tratta di un lavoro che comporterà almeno un altro paio d’anni. Lei mi chiedeva un giudizio sulla presunta semplificazione della procedura per riconoscere la liberazione anticipata contenuta nel decreto Nordio. Bene, tutti - soprattutto i direttori delle carceri o i magistrati di sorveglianza - dicono che questa nuova procedura complica ulteriormente le cose. In sostanza, il Governo ha fatto un decreto che non interviene minimamente sull’emergenza per fingere di aver dato una risposta.
Il 24 luglio è stata nuovamente rinviata la votazione della proposta di legge sulla liberazione anticipata, di cui lei è primo firmatario. Come se lo spiega?
Hanno rinviato l’esame perché erano terrorizzati dal voto segreto e sapevano perfettamente che sarebbero andati sotto: la gran parte dei deputati, anche della maggioranza, era favorevole a questa proposta di legge.
E se nella prossima seduta non dovesse essere approvata, quali sarebbero le strade percorribili?
Io sono abituato a sperare e lavorerò fino all’ultimo istante perché ci sia la possibilità di fare un passo concreto sulla mia proposta. Se non dovesse passare, dopo 24 ore vado a denunciare il Ministro della Giustizia e i due Sottosegretari che hanno la competenza sulle carceri per violazione dell’articolo 40 del Codice Penale. L’articolo 40 del Codice Penale dice infatti che è corresponsabile chi non interviene di fronte a una situazione di gravità che può cagionare danno nei confronti di qualcun altro.










