di Domenico Alessandro De Rossi*
Il Dubbio, 2 dicembre 2020
Più che un giallo una farsa. In base a quanto riportato in una vasta inchiesta promossa da Il Dubbio, conclusasi in un approfondito articolo pubblicato il 18 marzo 2020 in cui si riportava l'interrogazione parlamentare a firma del deputato Roberto Giachetti, che chiedeva conto al governo se fosse "a conoscenza delle ragioni per le quali la procedura di collaudo risulti essere in così estremo ritardo.
Ma soprattutto se sia in grado di fornire chiarimenti e indicazioni precise in merito alle modalità e ai tempi con cui i nuovi braccialetti elettronici saranno messi a disposizione, in modo da consentire l'esecuzione delle misure di detenzione domiciliare già disposte e quelle altresì previste con l'entrata in vigore del decreto", è l'annosa storia italiana dei braccialetti elettronici. Infatti in base a quanto riportato nello stesso articolo si legge nell'interrogazione: "dalla relazione tecnica allegata al decreto "Cura Italia" emerge che al momento e fino al 15 maggio siano disponibili solo 2600 braccialetti, sebbene il contratto con Fastweb (che decorre dal 31 dicembre 2018) preveda la fornitura di 1000-1200 braccialetti mensili per un totale di 15 mila braccialetti che invece in teoria sarebbero dovuti essere già disponibili alla data odierna".
Questi i motivi per i quali il deputato Giachetti di Italia Viva chiese al governo, già molto tempo prima della pandemia da Covid 19, dei chiarimenti sulla procedura del collaudo dei "sicurity device". Ad oggi siamo alle solite del nulla risolto. Dall'Archivio Notizie e comunicati stampa ancora dal lontano 13 aprile 2020 dell'Agenzia per lo Sviluppo Invitalia, apprendiamo che il Commissario Straordinario per l'emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri avrebbe inteso affidare la fornitura di ben 4.700 braccialetti elettronici e il relativo servizio di sorveglianza a distanza a Fastweb Spa. Il meritevole obiettivo era quello di accelerare, all'epoca, misure certe per un deciso contrasto al pericolo della diffusione del virus nelle carceri e di poter contare entro fine maggio sull'efficiente utilizzazione degli apparecchi.
A tal fine la nota dell'Agenzia precisava che "secondo quanto previsto dal Dl Cura Italia sulla facoltà per il Commissario di procedere anche all'acquisto di dispositivi finalizzati a contrastare l'emergenza Coronavirus e agevolare l'adozione dei protocolli sanitari nelle carceri italiane, è stata nel giorni scorsi avviata un'interlocuzione tra il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il Commissario Straordinario, Domenico Arcuri e il ministero dell'Interno per garantire l'accelerazione delle istallazioni dei dispositivi destinati soprattutto alla detenzione domiciliare di quanti devono scontare una pena residua tra i 7 e i 18 mesi".
La meritoria idea sarebbe dovuta rientrare, secondo i piani dei diversi responsabili, quale tempestivo impedimento all'estensione del coronavirus. Non c'è che dire in proposito, se non rimarcare che l'ipotesi porta la data del 13 aprile con la pretesa di bloccare gli aspetti emergenziali altamente rischiosi del propagarsi del virus negli ambienti carcerari. Lodevole decisione quella che, se fosse stata portata a termine in termini ragionevoli già al tempo della interrogazione dell'onorevole Giachetti, e comunque prima dell'estate di quest'anno, avrebbe avuto il pregio di risolvere almeno talune criticità della realtà penitenziaria.
In primo luogo alleggerendo con costi bassissimi - senza ricorrere ad onerosi interventi sugli edifici - il pesante carico di almeno cinquemila persone che si trovano sovra numero rispetto alla reale capacità di custodia degli istituti. In secondo luogo, avrebbe garantito finalmente una immediata protezione per la sicurezza sanitaria di chi è detenuto. Dando in tal modo un segnale non trascurabile di una seria presa in considerazione dei problemi che affliggono l'universo della detenzione. Non solo, ma questa decisione, se attuata nei tempi non della semplice "pronuncia" avrebbe consentito all'affacciarsi della seconda fase (prevedibile), una ripetizione della fornitura dei braccialetti riducendo ulteriormente le presenze in carcere dei detenuti.
La diminuzione dell'indice di affollamento avrebbe altresì aumentato lo spazio a disposizione favorendo di fatto la distanza tra individui, con grande beneficio per chi è "ristretto" in ambienti obsoleti quali sono quelli delle carceri. Invece ci si è avvalsi dei soliti proclami e promesse, rinviando ad ulteriori tavoli tecnici la solita concertazione (salvo intese), volti solo ad apparire: mass media a servizio e molti trombettieri di regime al seguito.
Questo, purtroppo, è il "sistema Italia", metodo che osserviamo con grande preoccupazione e che dovrebbe portarci fuori dal cosiddetto tunnel. Il metodo che dovrebbe approntare la politica e i programmi strategici per la ripresa dell'Italia, alla attenzione della Ue con una visione "sistemica" di lunga gittata e di grande respiro per i prossimi trenta, quaranta anni. La gravità delle situazione nelle carceri italiane, che da tempo ormai ha assunto aspetti di ingestibile drammaticità, vedendo sommosse, suicidi e sofferenze di ogni genere tra detenuti e personale della Polizia penitenziaria, sembrerebbe non interessare più di tanto il ministro Bonafede, il quale a fronte della gravità della situazione dovrebbe compiere una verifica, se non è stata già fatta ma di cui non ci è giunta ancora notizia, sulla fornitura dei braccialetti elettronici per liberare gli spazi delle carceri da un cospicuo numero di detenuti.
Purtroppo a tutt'oggi non si sono presentate da parte del ministero della Giustizia idee atte a contrastare in termini sistematici e strutturali il propagarsi del virus. Il numero dei detenuti in rapporto alle obsolete strutture carcerarie rappresenta un rischio altissimo ed irresponsabilmente rimosso: una vera e propria bomba di emergenza sanitaria, la quale nel momento stesso i cui dovesse "scoppiare" dilagando sul territorio, diverrebbe assolutamente ingestibile dato l'enorme numero di persone ristrette negli edifici. Le alternative ci sarebbero. Basterebbe far seguire i fatti alle enunciazioni di mera facciata.
*Architetto e urbanista











