di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 luglio 2025
Femminicidio, fine vita, carceri. Tre temi sui quali al Senato il lavorio si sta intensificando prima della pausa estiva prevista per i primi di agosto. In alcuni casi per il bisogno di incassare almeno una delle tante leggi-bandiera del centrodestra, in altri per necessità. Perché le emergenze vere - quella dei detenuti ammassati in celle destinate a riempirsi sempre più, o quella dei malati terminali - esistono ed esigono risposte. E a premere sull’acceleratore sono soprattutto le opposizioni. Con qualche apertura recente del centrodestra alle proposte per ridurre il sovraffollamento carcerario, come la “pdl Giachetti”, sia pur rimodulata. Tanto che ieri il ministro di Giustizia Carlo Nordio ha reso noto di aver accertato, tramite una task force istituita a Via Arenula, che “10.105 detenuti definitivi” per reati non ostativi, con pena residua sotto i 24 mesi” e che non hanno avuto “sanzioni disciplinari gravi negli ultimi 12 mesi”, sono “potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere” (non di liberazione anticipata).
L’unico provvedimento che con sicurezza arriverà in porto, però, è il “Femminicidio” atteso domani in Aula al Senato. Il governo, che oggi porrà la fiducia sul dl Infrastrutture, non ha invece alcun bisogno di forzare la mano sul ddl che punisce con l’ergastolo l’omicidio di una donna in quanto tale, commesso per discriminazione o dominio, e che dopo la riscrittura del testo ha trovato il plauso bipartisan dei senatori.
Divide invece fortemente il ddl sul Fine vita il cui testo base adottato dalla maggioranza (l’ultima parola ad un Comitato nazionale; per il suicidio assistito è vietato usare mezzi e personale del Ssn) appare a tutti gli altri come un chiaro tentativo di impedire l’applicazione della sentenza 242/2019 dalla Consulta. E così il provvedimento che avrebbe dovuto approdare in Aula domani, è finito in coda. Ieri, dopo alcune audizioni nelle commissioni Giustizia e Sanità programmate negli ultimi giorni, e mentre l’Associazione Coscioni depositava proprio al Senato “le 74.039 firme raccolte sulla proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare tutte le scelte di fine vita, inclusa l’eutanasia attiva”, l’opposizione è tornata ad incalzare la maggioranza affinché “ci sia un voto entro la pausa estiva”. Ma, come afferma il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, dopo una riunione con Avs, M5S e Iv, “è evidente che dentro la maggioranza ci sono tesi diverse e c’è il tentativo di rinviare ancora questa condizione di sofferenza che richiede una legge”. Per velocizzare l’iter i partiti di opposizione hanno chiesto “al presidente La Russa di svolgere una moral suasion” sui partiti del centrodestra. Anche se, precisa Boccia, “la proposta della maggioranza non è accettabile: senza il Ssn non c’è una legge su Fine vita perché significa privatizzare la sofferenza e far decidere a pochi sulla vita di tutti”.
ANCHE sull’emergenza carceri, è corsa contro il tempo. Le celle arroventate dove sono stipati quasi 16 mila detenuti in più del dovuto (dati Antigone), richiedono un intervento immediato. Per non parlare dei suicidi: ieri a Frosinone, in ospedale, è morto un detenuto trentenne tossicodipendente, condannato per un cumulo di reati minori, che venerdì scorso aveva tentato di togliersi la vita in cella. E siccome non è morto in carcere, il suo caso non verrà conteggiato dal Dap tra i suicidi, ma tra le “morti per altre cause”. In tutto, tra gli uni e gli altri, secondo Ristretti orizzonti, sono 133 i reclusi morti nel 2025. Però “la politica comincia a muoversi”, come certifica da Rebibbia perfino il detenuto Gianni Alemanno che, nel suo diario dal carcere romano racconta anche di un altro tentato suicidio sventato. Scrive Alemanno: “All’inizio della legislatura il sovraffollamento carcerario era al 107,4%, adesso è arrivato al 133%, se continua con questo ritmo arriverà a fine legislatura al 155%, il record storico. E, visto che il ministro della Giustizia continua a snocciolare proposte del tutto irrealizzabili, se non si trova una convergenza sulla proposta Giachetti, tutto questo non è un’ipotesi, è una certezza”.
Sembra però che l’ex sindaco di Roma (e già fautore delle politiche più repressive delle destre) sia riuscito a smuovere la sua parte politica, contando sull’aiuto di Ignazio La Russa e sperando che il sottosegretario alla Giustizia Delmastro non si metta troppo di traverso (la premier Meloni lascerebbe fare al Parlamento).
In particolare, sabato scorso, durante un incontro promosso da Nessuno Tocchi Caino, si sarebbe costituita una sorta di maggioranza trasversale (escluso solo il M5S, ma anche sulla Lega nessuno ci metterebbe la mano sul fuoco) che cercherà di incardinare al Senato la pdl del deputato Roberto Giachetti (Iv) sulla liberazione anticipata speciale, che alla Camera non trova spazio. Dovrebbe subire pesanti modifiche e per il trasferimento occorre il placet di Giachetti. Il quale ha già detto che non si opporrebbe, purché qualcosa si faccia. E presto. “Sarebbe già un gran risultato se si riuscisse a incardinare al Senato una pdl prima della chiusura estiva”, commenta Giachetti. Ma Nordio ha già messo le mani avanti: al massimo si parla di “misure alternative”. La task force che se ne sta occupando, scrive. E “trarrà le sue conclusioni entro settembre 2025”.











