sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni M. Jacobazzi

Il Riformista, 27 agosto 2026

Per risolvere il sovraffollamento carcerario, è tornato di grande attualità in questi giorni il dibattito sull’esecuzione penale esterna, l’altra faccia del sistema detentivo. Con l’aumento, voluto dalla riforma Cartabia, delle misure alternative (dalla messa alla prova, alle pene sostitutive), il lavoro degli assistenti sociali è diventato allora sempre più importante. Il problema è che anche qui bisogna fare i conti con una cronica carenza di personale. I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. Secondo le statistiche più recenti del Ministero della giustizia, a fine luglio le persone complessivamente prese in carico dagli Uepe erano oltre quota 100 mila.

Nella relazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’attuale Anno giudiziario, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero guidato da Carlo Nordio definisce gli assistenti sociali figure “chiave” per i servizi minorili e per l’esecuzione penale esterna. Nel corso del 2025 ne sono stati assunti 227, attraverso lo scorrimento della graduatoria del concorso per 413 posti. Dei 227 funzionari assunti nel 2025, 53 si sono però dimessi nello stesso anno. Il dato è riportato in una memoria depositata al Senato dall’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, che richiama la relazione del Ministero. In altre parole, quasi un neoassunto su quattro ha lasciato l’amministrazione nell’arco dello stesso anno. Non è dunque sufficiente contare le assunzioni, essendo dirimente valutare quanti poi restino effettivamente al loro posto. La stessa associazione segnala anche difficoltà nella stabilizzazione degli organici soprattutto nell’area settentrionale, con particolare riferimento alla Lombardia.

Il fenomeno assume un significato ancora maggiore se si guarda alla trasformazione della pena e al fatto che una parte crescente della risposta dello Stato al reato si svolge ormai fuori dalle mura degli istituti. L’esecuzione penale esterna non è più quindi un settore marginale, né una sorta di appendice del sistema carcerario. La crescita delle persone affidate agli Uepe non è stata, come detto, accompagnata con la stessa rapidità dalla disponibilità di personale. Al contrario, il governo e il Parlamento hanno continuato a intervenire per rafforzare gli organici. Lo scorso luglio, nell’ambito delle nuove assunzioni del Ministero della giustizia, si segnalano 150 posti per funzionari della professionalità di servizio sociale per gli anni 2026-2028.

Non è l’unico intervento. Già nei mesi precedenti era stata avanzata la proposta di autorizzare altre 500 assunzioni negli uffici territoriali del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, proprio per rafforzare l’offerta trattamentale legata all’esecuzione penale esterna e alle misure e sanzioni di comunità. Da una parte, dunque, lo Stato chiede sempre di più all’esecuzione penale esterna: meno carcere, più misure alternative, più percorsi individualizzati, più controlli e più reinserimento. Dall’altra deve ancora rincorrere gli organici necessari per far funzionare quella macchina. Il ruolo degli assistenti sociali è tutt’altro che burocratico. Sono loro a lavorare sulla situazione familiare e sociale delle persone sottoposte a misura, a contribuire alla costruzione dei programmi di trattamento, a mantenere i rapporti con i servizi territoriali e a verificare l’andamento dei percorsi. Gli Uepe, ricorda lo stesso Ministero, intervengono in cinque grandi aree, dalle indagini socio-familiari alla verifica dei programmi di trattamento.

Il problema, pertanto, non riguarda soltanto chi sta dentro un carcere, ma anche chi dovrebbe occuparsi di evitare che il carcere diventi l’unica risposta possibile al reato. Se l’obiettivo è ridurre la recidiva e rendere effettivo il principio della rieducazione della pena, bisogna avere qualcuno che segua la persona, ne controlli il percorso, costruisca una rete e verifichi che la misura alternativa non si trasformi semplicemente in una pena senza carcere.