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di Filippo Zingone

Il Manifesto, 14 dicembre 2022

Sono passati quasi sei mesi dal 24 giugno quando alcune migliaia di migranti, per lo più provenienti dalle regioni sub-sahariane, hanno provato a entrare nell’enclave spagnola di Melilla. 37 morti accertati, 77 scomparsi e centinaia di feriti, per cui manca ancora la verità. Anzi manca la ricerca della verità.

A dirlo è Amnesty International in un rapporto pubblicato ieri, dove denuncia che le autorità marocchine e quelle spagnole non hanno portato avanti indagini efficaci e trasparenti. Indagini che invece la Ong ha condotto tramite l’ascolto di molti testimoni oculari, riprese video e immagini satellitari.

I risultati che Amnesty ha prodotto sono preoccupanti: evidenziano una forte discriminazione dei migranti sub-sahariani e la violazione sistematica dei diritti umani. Violazioni avvenute anche prima del 24 giugno. Nei mesi e nei giorni precedenti al tentativo di entrare in territorio spagnolo i migranti, che vivevano in campi informali, sono stati presi di mira dalle forze dell’ordine marocchine. La polizia, come riporta un testimone ascoltato da Amnesty, tre giorni prima del 24 giugno è entrata in diversi campi dove ha bruciato effetti personali e cibo dei migranti. Qualche giorno dopo, stremati dalle violenze e dall’estenuante attesa di risposte da parte degli uffici per l’immigrazione queste persone si sono dirette verso il confine.

Su quest’ultimo punto si è espresso anche il commissario del Consiglio d’Europa per i diritti dei migranti, in visita a Melilla a fine novembre, ritenendo che in Marocco i richiedenti asilo non hanno “genuino ed efficace” accesso alla procedura d’asilo ai varchi di frontiera. Il repor di Amnesty, insomma, dimostra che i fatti del 24 giugno erano prevedibili ed evitabili. Quel giorno le forze di frontiera di entrambi i paesi hanno sparato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, lanciato pietre e usato manganelli, non fornendo nessuna assistenza ai feriti che anzi sono stati lasciati sotto il sole per più di otto ore.

Con le teste spaccate e il respiro corto, i migranti che erano riusciti a superare il confine sono stati respinti a calci dalle forze di sicurezza spagnole. Nessuno dei due paesi ha aperto indagini sulle forze di confine, né hanno fornito risultanze di eventuali indagini e sia Spagna che Marocco non hanno consegnato le riprese delle centinaia di telecamere presenti al confine. Le autorità marocchine hanno reso praticamente impossibile alle famiglie e alle organizzazioni non governative la ricerca delle persone scomparse e di quelle morte.