di Elena Marisol
Il Domani, 10 marzo 2021
Con 400 voti a favore, 248 contro e 45 astensioni il parlamento europeo ha revocato l'immunità parlamentare a Carles Puigdemont e, con numeri analoghi, a Toni Comín e Clara Ponsatí, come richiesto dalla giustizia spagnola per riattivare la procedura di estradizione nei confronti dei tre dirigenti indipendentisti, sospesa nel momento della loro elezione all'europarlamento nelle elezioni del 2019. Il 58 per cento di sì sul totale dei voti espressi, una percentuale inferiore a quanto previsto. Ma il voto segreto, emesso elettronicamente nel tardo pomeriggio dell'8 marzo, ha aperto una breccia di almeno una cinquantina di voti nei diversi gruppi favorevoli: il fronte contrario alla revoca dell'immunità è cresciuto fino al 42 per cento.
Si conclude così la procedura iniziata un anno fa nel parlamento europeo: con la raccomandazione agli eurodeputati di accedere alla richiesta del Tribunal supremo spagnolo, togliendo l'immunità ai tre parlamentari catalani, in esilio dalla fine dell'ottobre 2017, dopo la dichiarazione unilaterale d'indipendenza.
La perdita dell'immunità per Puigdemont, Comín e Ponsatí non fa venir meno la loro condizione di europarlamentari, perché con la riattivazione della richiesta di estradizione saranno la giustizia belga e quella scozzese (Ponsatì è residente in Scozia) a decidere sul loro futuro. E i tre leader indipendentisti possono contare su un precedente a loro favore: quello stabilito dalla giustizia belga che ha negato l'estradizione dell'ex consigliere in esilio Lluís Puig per non considerare il Tribunal supremo competente nella causa. La questione del giudice competente per legge, unitamente alla denuncia di essere oggetto di persecuzione politica, sono stati infatti gli elementi su cui si è fondata la difesa dei tre eurodeputati. Ma la situazione che si è determinata nel caso della giustizia belga può non valere in un altro paese europeo, limitando quindi la loro libertà di movimento in Europa.
La seconda via che si apre è quella del ricorso presso il Tribunale generale di giustizia della Ue per le irregolarità già denunciate nel corso del procedimento dai tre deputati e che Puigdemont ha confermato di volere intraprendere. Immediate le reazioni della politica, a cominciare dal governo spagnolo che pure è diviso al suo interno tra i socialisti che hanno votato a favore della revoca dell'immunità e Unidas Podemos che ha votato per il suo mantenimento. Poco dopo le 12 è il diretto interessato a pronunciarsi da Bruxelles sul voto che gli toglie l'immunità. Dopo avere sottolineato il sostegno maggiore del previsto ottenuto in suo favore, Puigdemont afferma che "è un giorno triste per il parlamento europeo. Noi abbiamo perso la nostra immunità. Ma il parlamento europeo ha perso molto di più e come conseguenza ha perso la democrazia europea". E in tarda mattinata arriva anche un'altra notizia, attesa da giorni in Catalogna: il Tribunal supremo ha revocato il terzo grado penitenziario, corrispondente alla semilibertà, ai leader indipendentisti in carcere.
Torneranno in prigione, in attesa di un qualche provvedimento che restituisca loro la libertà. Negli ultimi giorni la procura ha anche chiesto l'incriminazione dell'ex presidente del parlamento catalano Roger Torrent per disobbedienza, per avere permesso il voto in aula su mozioni contrarie alla monarchia. E tutto questo succede nel pieno delle trattative per il nuovo governo catalano dopo le elezioni dello scorso 14 febbraio, con la probabile riedizione di una coalizione indipendentista a guida repubblicana. Venerdì prossimo si insedia a Barcellona il nuovo parlamento eletto.











