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di Claudio Tadicini

 

Corriere del Mezzogiorno, 21 gennaio 2021

 

Per le autorità spagnole il brindisino Marco Celeste si è suicidato. I sospetti della famiglia. È stata fissata per lunedì mattina l'autopsia sul corpo del trentaseienne Marco Celeste, di Brindisi, deceduto il 30 dicembre scorso nel carcere di Ibiza, sulla cui morte la procura di Brindisi ha avviato un'indagine dopo l'esposto presentato dai familiari del ragazzo, che non credono alla versione del suicidio fornita loro dalla polizia spagnola.

L'incarico è stato conferito al medico legale Domenico Urso, che sarà affiancato da un consulente di parte nominato dalla famiglia Celeste. L'obiettivo dell'accertamento tecnico irripetibile è quello di verificare se la morte del brindisino (la cui salma è giunta a Brindisi nella tarda serata di martedì) sia compatibile con la versione dell'estremo gesto, oppure se il decesso sia stato causato da altro. I familiari del ragazzo sono assistiti dall'avvocato Giacinto Epifani: in attesa delle prime risposte che giungeranno dall'esame, continuano a star chiusi nel loro dolore.

Il trentaseienne viveva da solo ad Ibiza, isola spagnola delle Baleari, dove si era trasferito quattro anni fa per lavorare come operaio. La scorsa estate, il 26 giugno, era stato arrestato dalle autorità iberiche perché accusato di avere appiccato un incendio ad un bosco. E da quel giorno, fino al drammatico 30 dicembre, era stato detenuto nel carcere dell'isola, dove - secondo la polizia spagnola - si sarebbe poi impiccato.

Marco Celeste, il giorno prima di morire, aveva effettuato una videochiamata con la madre, nella quale - come la donna ha riferito al suo legale - si mostrava tranquillo, stava bene, felice perché presto sarebbe uscito dal carcere per fare ritorno in Italia. Aveva ottimi rapporti con gli altri detenuti e, a quanto ne sappiano ad oggi i familiari, non era mai stato protagonista di atti autolesionistici. Né aveva davanti a sé un lungo periodo detentivo: la sua scarcerazione in attesa del processo (in caso di condanna avrebbe rischiato una pena dai 3 ai 4 anni), infatti, era prevista per marzo.

Gli accertamenti disposti dalla magistratura brindisina consentiranno di fugare i dubbi della madre e del fratello di Marco Celeste, ai quali lo stesso brindisino - durante alcuni colloqui telefonici aveva riferito di alcuni contrasti sorti con la polizia carceraria spagnola, da lui definita "non dolce di sale". Nel novembre precedente, l'operaio brindisino era stato sottoposto ad intervento per una frattura multipla alla tibia, che si era procurato - secondo la versione riferita dalla direzione del carcere - durante una partita di calcetto tra detenuti.