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di Giuseppe Legato

La Stampa, 9 agosto 2024

L’ex procuratore di Torino: “La separazione delle carriere? Un’impostura: non l’attribuiscano a Falcone”. Armando Spataro, già procuratore di Torino, non le manda a dire sul tema giustizia: “Ravvedo - dice - un succedersi incontrollato di una inaudita quantità di provvedimenti che non ha eguali nella nostra storia recente. Ma non si può attribuire confusione alla maggioranza parlamentare e di governo, il cui disegno è invece molto chiaro: nessuna di tali iniziative potrebbe risolvere i veri problemi della giustizia ma insieme servono a contenere l’indipendenza della magistratura e ad aumentare il peso del controllo politico sulla giustizia. Più che di riforme parlerei di controriforme”.

L’abolizione dell’abuso d’ufficio, dice il governo, libererà i sindaci dalla paura della firma. È cosi?

“L’abolizione dell’abuso di ufficio farà saltare migliaia di processi e condanne mentre il traffico di influenze perderà consistenza nonostante il tentativo di limitare tale effetto attraverso l’inutile previsione del peculato per distrazione, peraltro inserito in un decreto legge che riguarda la materia penitenziaria: una sorta di emendamento a se stesso del Governo! Il tutto, come hanno sottolineato importanti giuristi e non solo magistrati finirà per favorire i reati dei “colletti bianchi” e l’espansione della criminalità mafiosa”.

Vede alternative?

“Alcuni sindaci vogliono evitare incriminazioni per abuso d’ufficio? La risposta non è la cancellazione del reato, ma - semmai - una sua ulteriore messa a punto e condotte trasparenti dei pubblici ufficiali in modo che i cittadini non siano lasciati senza tutela dagli abusi di potere”.

Ha definito la separazione delle carriere “un’impostura”. Perché?

“Perché è una controriforma improponibile, in quanto inutile, anacronistica e in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento, non solo costituzionale. Siamo di fronte ad un tentativo preoccupante di riaffermazione della teoria governo-centrica, fortunatamente non condivisa da molti importanti avvocati e giuristi. Al di là delle limitazioni già ora esistenti che consentono, a certe stringenti condizioni, un solo mutamento dall’esercizio delle funzioni di giudice a pm e viceversa, oltre quello possibile dopo la prima destinazione, la proposta dei “separatisti” come disse Francesco Saverio Borrelli, è offensivo il sospetto artificioso di “gratuita proclività” del giudice a simpatizzare per le tesi dell’accusatore, un sospetto fondato su “diffidenze plebee che scorgono ovunque collusioni”. Né si può ignorare che in altri Paesi dove esiste la separazione - tranne che in Portogallo - il pm dipende dall’esecutivo e che il Consiglio d’Europa ha già nel 2000 auspicato la possibilità di “passerelle” tra una funzione e l’altra, cioè come in Italia, a maggior garanzia dei cittadini”.

Dall’esecutivo e dalla maggioranza di governo hanno rispolverato Giovanni Falcone come uno dei teorizzatori della separazione delle carriere. Lei, come tanti non è d’accordo. Perché?

“È un’altra furbesca affermazione, smentita innanzitutto da chi ha lavorato con lui, come gli ex magistrati Grasso, Ayala, Natoli ed altri. Si estrapolano frasi di Falcone da suoi testi ben più ampi la cui lettura completa dimostra che lui teorizzava in modo assolutamente condivisibile, la necessità di una più accentuata specializzazione del pm nella direzione della Polizia giudiziaria. E del resto Falcone stesso cambiò più volte funzioni”.

L’ulteriore stretta sulle intercettazioni è un provvedimento che viaggia sulla linea della necessità?

“Il tema delle intercettazioni e della doverosa tutela della privacy è storicamente oggetto di strumentalizzazioni interessate. Non è accettabile alcuna forma di “bavaglio” che finirebbe con il limitare il diritto-dovere di informazione rispetto al contenuto di atti processuali non segreti. Ma, al di là dell’illogico progetto in itinere di limitare a 45 giorni il limite temporale entro cui autorizzare le intercettazioni, ecco che spunta un’impensabile novità che rischia di limitare le scelte dei pm e dei giudici”

Su quale punto?

“In ordine all’utilizzo in provvedimenti formali di certe tipologie di conversazioni intercettate, ampliando ulteriormente il divieto di pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni a tutti i casi in cui esso “non è riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento. Non mi meraviglierei se prima o poi saltasse fuori un disegno di legge che preveda il visto di assenso del Ministro della Giustizia a tali decisioni!”.

Carceri: situazione drammatica. I suicidi sono 66 in sette mesi, l’anno scorso furono 70 in 12 mesi...

“La mia sensazione è comunque quella di trovarci dinanzi ad una serie di “pannicelli caldi” per rimediare ad una situazione drammatica che questo Governo dice di avere ereditato da altri. Un primo passo nella direzione di ridurre l’uso del carcere si trova nella riforma Cartabia che ha ampliato l’ambito di applicazione di pene sostitutive come la semilibertà, la detenzione domiciliare, lo svolgimento di lavori di pubblica utilità.

Bastano mille unità in più di poliziotti, l’aumento delle videochiamate coi familiari e qualche strumento per agevolare l’uscita anticipata di alcuni detenuti per risolvere il problema?

“Non basta l’aumento previsto per il personale della polizia penitenziaria, tra l’altro mentre continua ad essere insufficiente il numero dei magistrati di sorveglianza che lo hanno recentemente denunciato. Il tema del vivere ed operare dignitosamente in carcere, evidentemente, non riguarda solo i detenuti, ma anche la polizia penitenziaria”.

In definitiva?

“Un provvedimento criticabile ed insufficiente”.

Un emendamento impegna l’esecutivo a valutare “nel solco delle iniziative già adottate con il ddl Nordio un intervento normativo finalizzato ad una rimodulazione delle norme sulla custodia cautelare”. E il nome di Giovanni Toti è risuonato più volte nell’Aula della Camera. Che ne pensa?

“Sono ormai già legge, al di là di altre limitazioni da tempo intervenute, l’obbligo per alcuni tipi di reato di un interrogatorio preventivo dell’indagato prima di emettere un provvedimento cautelare a suo carico. Ora si vuole ancora intervenire addirittura prevedendo una sorta di scudo per pubblici amministratori contro la possibilità di essere sottoposti a custodia cautelare: garanzie per i cittadini e per la loro eguaglianza di fronte alla legge o comoda via di fuga per i potenti di turno?”.