di Liana Milella
La Repubblica, 3 novembre 2022
L’ex procuratore: “Esistono già molte norme che disciplinano lo svogilmento di manifestazioni”
Per decreto, il governo Meloni crea un reato ad hoc contro chi partecipa ai rave party. Pena da 3 a 6 anni, via libera alle intercettazioni. Per ragioni di ordine pubblico. Armando Spataro, da ex procuratore, che impressione le fa?
“Francamente sono senza parole. Molti giuristi hanno già ben spiegato quanto sia inaccettabile un intervento che, con pene così elevate, introduce un reato assurdo per condotte che nella stragrande maggioranza dei casi non determinano certo atti di violenza o pericoli collettivi. Peraltro esistono già molte previsioni di tipo amministrativo e penale che disciplinano organizzazione e svolgimento di manifestazioni collettive, nonché interventi preventivi delle pubbliche autorità. Quando si verificano cessioni di stupefacenti, oltraggi, resistenza a pubblico ufficiale, si tratta di condotte già individualmente punite”.
Meloni dice che “finalmente la legge sarà rispettata”...
“E non ha senso dirlo. È vero invece che con il “decreto rave” - un altro titolo che passerà alla storia - potrebbero diventare punibili manifestazioni di dissenso politico, di solidarietà, di protesta legittima: il rischio è quello di violare principi costituzionali come la libertà di manifestare garantita dall’articolo 17 della Costituzione che può essere compressa solo per motivi di sicurezza o pubblica incolumità. Lo hanno già denunciato costituzionalisti come Azzariti, Flick e altri”.
C’erano davvero i presupposti “di necessità e urgenza” per approvare il decreto?
“Questa è un’altra questione importante. È vero che l’abuso dei decreti è purtroppo parte della storia politica degli ultimi tre decenni ed è stato praticato da governi di diversa maggioranza politica. Ma qui si rasenta il confine della ragionevolezza, né vedo necessità o urgenza in questa previsione. Ma il populismo spesso spinge verso l’assurdo. Spero rispettosamente in un intervento delle istituzioni preposte alla verifica della legittimità e dell’urgenza, condizione dei decreti”.
Basteranno 50 persone riunite per qualsiasi iniziativa pubblica o privata, e tutti potranno essere messi sotto controllo dal giorno dopo. Parliamo magari di centinaia di persone. Siamo di fronte a una legge liberticida?
“Sì, lo penso proprio. Mi viene in mente una battuta forse impropria: se l’immagina i reparti preposti all’ordine pubblico impegnati a contare i partecipanti arrivando magari a 49 e chiedendosi se un giovane di passaggio potrebbe essere il cinquantesimo? Fortunatamente abbiamo nel nostro Paese organi di polizia d’eccellenza, anche preposti all’ordine pubblico. Lo si è visto proprio a Modena”.
Stiamo entrando in uno stato di polizia? Stiamo forse tornando al codice Rocco? O peggio siamo di fronte a un’iniziativa dal sapore putiniano?
“Il codice Rocco, al di là del contesto in cui è nato, era ben più razionale e coerente. Oggi basta un tweet del presidente del Consiglio o di un ministro per rassicurare cittadini e giuristi: “State tranquilli, nessuna libertà costituzionale e nessun diritto saranno violati! Finalmente la legge sarà rispettata”. E continua l’apposizione delle bandierine identitarie in nome della “sicurezza”, il “brand” più abusato di questi anni, anche e soprattutto nel campo dell’immigrazione, ove rappresentanti di governo sembrano voler tranquillizzare i cittadini che hanno contribuito ad allarmare in modo ingiustificato”.
Parla dei migranti condannati ad affogare nell’indifferenza?
“Non si può dire che non ci si curerà degli immigrati salvati dalle navi delle Ong straniere perché dovrebbero occuparsene gli stati di bandiera. Convenzioni internazionali, Costituzione e leggi nazionali prevedono il diritto di tutti all’asilo e l’obbligo di assistenza nei confronti di chi - salvato in mare - dev’essere trasportato con urgenza nel porto sicuro più vicino: dal Mediterraneo, dunque, agli stati costieri, non in Norvegia o in Germania. Altro, ovviamente, è impegnarsi per un accordo che coinvolga tutti i paesi europei, ma rispettando i diritti di chi lascia il suo paese solo per una speranza di vita dignitosa”.
Il nuovo reato, il 434-bis, viene inserito nel codice delle leggi antimafia. Ragazzi che hanno la sola “colpa” di aver partecipato a un rave finiranno schedati e intercettati come un boss...
“Questo pericolo esiste, ma per gli atti di competenza dell’autorità giudiziaria è auspicabile, se il decreto fosse convertito così com’è, che i magistrati sappiano interpretare la norma in modo conforme alla Costituzione. È prevedibile ovviamente l’accusa di agire secondo i propri orientamenti politici”.
Le intercettazioni. Il neo Guardasigilli Nordio, prima della sua nomina, aveva annunciato che in Italia ce ne sono troppe. E che sono inutili. Ora firma anche lui il decreto. Ma si può intercettare un manifestante che non ha commesso reati, per la sola colpa di essere in strada?
“Non ho praticamente mai condiviso il pensiero del ministro, specie in occasione dell’ultimo referendum abrogativo che ha sostenuto. Peraltro Nordio ha anche denunciato l’eccesso del “panpenalismo”, ma ora approva il nuovo reato di “rave party”. Nego con convinzione che le intercettazioni in Italia siano troppe, ma aggiungo di aver sempre riconosciuto, a certe condizioni, il diritto all’elettorato passivo dei magistrati, auspicando però la necessità di agire sempre coerentemente con i principi in cui si crede e che sono stati pubblicamente sventolati. Ma se quei principi vengono negati nel contesto politico in cui si opera, il rimedio è uno solo: la scelta altrettanto coerente di onorevoli dimissioni. Ovviamente è solo il mio pensiero”.
In un solo decreto il governo Meloni lancia un chiaro messaggio, serve più carcere, anche se siamo arrivati a 75 suicidi. Tant’è che sfida la Corte costituzionale con le norme sull’ergastolo ostativo. Con le quali dalla galera non uscirà più nessuno...
“Anche questa questione viene affrontata dal governo in modo da far credere che, senza il decreto, mafiosi e delinquenti condannati per gravi reati non potrebbero mai scontare l’ergastolo e a loro sarebbero automaticamente applicabili i benefici penitenziari. Alcuni magistrati si associano a questo “grido d’allarme” in difesa del doveroso contrasto alle mafie che ne risulterebbe penalizzato. Ma le cose non stanno affatto così e numerosi giuristi, non afflitti dal populismo dilagante, lo hanno spiegato. La presunzione assoluta di eterna pericolosità non esiste nel nostro sistema e per vincerla, oltre alla collaborazione, non possono certo essere previsti parametri impraticabili come quello secondo cui spetterebbe al condannato dimostrare l’assenza di pericoli di futuri collegamenti con ambienti criminali: una probatio diabolica”.
L’Anm ringrazia il governo per aver bloccato la riforma penale di Cartabia. Che si ferma non solo per le nuove regole sulle indagini preliminari, ma anche per le misure alternative alla detenzione. E Meloni già annuncia modifiche. I suoi colleghi hanno sbagliato?
“Gioire per questo rinvio è sbagliato perché determina il grave rischio di rivisitare importanti norme proprio sulle pene frutto di condivisibili raccomandazioni di istituzioni sovranazionali e della nostra Consulta, oltre che di attenzione al garantismo reale e non a quello di facciata. E del resto anche l’appello dei 26 Procuratori generali, da qualcuno strumentalizzato, si limitava a chiedere solo una disciplina transitoria”.










