di Liana Milella
La Repubblica, 9 luglio 2023
L’ex procuratore: “Mantovano parla di interferenze del potere giudiziario? Sembra che abbia fatto il magistrato altrove, non in Italia”.
Armando Spataro lo vede? È di nuovo scontro sulla giustizia. “Non farò la fine di Berlusconi”, dice Meloni. Una paura fondata?
“Siamo alla solita rappresentazione strumentale di una guerra mirata e politicamente motivata delle procure, e ora anche dei giudici, contro il ceto politico. Ormai è questo lo spot da trasmettere all’opinione pubblica: ripeterlo all’infinito, ossessivamente, serve a rappresentare la magistratura come un’istituzione orientata non da obblighi costituzionali ma, appunto, da finalità politiche”.
Il sottosegretario Mantovano vede le interferenze del potere giudiziario. E sul tavolo ci sono i casi Santanché e Delmastro...
“Sembra che abbia fatto il magistrato altrove, non in Italia, ove indagare anche su politici in presenza di una seria notizia di reato è obbligatorio e non significa affatto interferire con le competenze di altri poteri. Altro è auspicare che lo si faccia con attenzione e professionalità. Sempre per tutti i reati a chiunque attribuibili”.
Da due giorni, fonti anonime da palazzo Chigi e via Arenula accusano le toghe di assumere un ruolo politico...
“Non conosco il ‘signor Fonti’ che bazzica tra Chigi e le sedi ministeriali. E pare che lo faccia da molto tempo e nessuno ancora lo sbatte fuori, perché tanto sarà a breve abolito l’abuso d’ufficio. Mi sono convinto però che non ha grande conoscenza dei principi su cui si fonda ogni democrazia, a partire dall’inutilizzabilità degli anonimi anche in politica”.
Meloni come Berlusconi vuole le mani libere?
“Da tempo c’è chi parla di una ‘guerra civile in corso’, ma se così fosse sarebbe una guerra dichiarata da una parte sola. Voglio citare qui le parole pronunciate nel 2006 dal defunto Lord Bingham of Cornhill KG, grande giurista inglese: ‘Parlare di guerra aperta tra governo e potere giudiziario non è un’analisi precisa. Esistono al mondo Paesi in cui tutte le decisioni dei tribunali incontrano il favore del governo, ma non sono posti dove si desidererebbe vivere’”.
Forse i meloniani vorrebbero vivere in questi Paesi...
“Le tensioni tra politica e magistratura sono comprensibili ed accettabili, ma la storia degli ultimi vent’anni in Italia ci consegna l’immagine del potere giudiziario che, pur pubblicamente vilipeso e indebolito, non senza errori e responsabilità, riesce ad adempiere i doveri che gli sono assegnati dalla Costituzione, di cui anzi diventa baluardo. Non è un caso che il sistema italiano sia invidiato ovunque”.
Via Arenula e Delmastro. Con la fonte anonima il Guardasigilli contesta che una gip abbia chiesto, contro il parere della procura, l’imputazione coatta...
“Con ciò che dice il ‘signor Fonti’ siamo al comico. Simili ed altre forme di controllo del giudice sul pm e sulle sue conclusioni sono non solo fisiologiche, ma sono spesso attuate, come è capitato anche a me, e dimostrano quale sia il senso della necessaria unica cultura giurisdizionale che deve ispirare l’azione dei magistrati: la ricerca della verità”.
Nordio era certo che le carte del Dap non fossero segrete, ora si autodifende?
“So che erano segrete per quel che conosco del diritto e perché lo hanno detto sia il giudice che i pm romani. Se poi Nordio volesse difendere se stesso o altri lo chieda a lui o al ‘signor Fonti’”.
Il Guardasigilli vuole tre giudici contro il pm e non il solo gip, ma poi attacca proprio la gip di Roma che su Delmastro ha contestato la procura. Si contraddice?
“Qui mi sembra che si rischi di confondere la necessità di curare efficacemente l’organizzazione della giustizia - e non va in questa direzione triplicare il numero dei giudici competenti sulle misure cautelari chieste dal pm - che è compito costituzionale del ministro, col merito delle decisioni giudiziarie su cui, salvo casi di gravi violazioni di legge, lui non ha alcuna competenza disciplinare”.
Da una parte la clava sulle toghe, dall’altra il bavaglio alla stampa, con l’annuncio di un processo che sarà tutto segreto dall’avviso di garanzia alle intercettazioni. Riforme da stato autoritario?
“È una vecchia querelle politica e per smentirla basta leggere l’attuale e rigorosa disciplina sulle intercettazioni specie dopo le modifiche del ministro Orlando nel 2017, il cui effetto positivo è stato apprezzato a gennaio in Senato dal Garante della privacy. La Cedu ha riconosciuto ai giornalisti la libertà, o meglio il dovere, d’informare su tutto ciò che ha rilievo per il dibattito pubblico, anche al di là dei limiti dei segreti”.










