di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2022
Meno carcere e niente appello dopo l’assoluzione. Niente carcere, di fatto, per i corrotti e niente impugnazioni in appello per i pm. Forza Italia torna a rumoreggiare con i suoi cavalli di battaglia. In commissione Giustizia del Senato ha depositato, a firma del capogruppo Pierantonio Zanettin, 14 emendamenti: tra questi, uno punta a escludere i reati corruttivi dall’elenco degli ostativi ai benefici se un detenuto non collabora come, invece, prevede la legge spazzacorrotti dell’ex ministro M5S, Alfonso Bonafede. Un altro emendamento impedisce ai pm di ricorrere in appello in caso di assoluzione di un imputato. Si tratta di proposte care a Silvio Berlusconi, che vogliono modificare il primo decreto legge del governo, che contiene anche la riforma dell’ergastolo ostativo. Riforma, come noto, imposta dalla Corte costituzionale, che ha trasformato l’ostativo da assoluto a relativo. Solo che, per i permessi premio, ha stabilito da sola i paletti per accedervi, mentre per la libertà condizionata ha chiesto nel 2021 al Parlamento di varare una riforma. L’ha approvata, però, solo la Camera; il Senato, con la scusa dell’elezioni anticipate, ha dato buca. Così, il nuovo governo il 1º novembre è intervenuto per decreto, in modo da evitare che l’8 la Consulta potesse decidere in autonomia per detenuti, pure stragisti non collaboratori, le regole per ottenere la condizionale.
Il decreto è ora all’esame dei senatori della commissione Giustizia e FI ha colto la palla al balzo: ha proposto che venga modificata la Spazzacorrotti, la quale nel 2019 ha inserito i reati contro la Pubblica amministrazione nell’elenco degli ostativi insieme a quelli di mafia e terrorismo. Per Zanettin è “una enormità” e quei reati dei colletti bianchi vanno eliminati dalla lista. Ma FI nel marzo scorso, con il governo Draghi, aveva votato la riforma dell’ostativo a impronta del M5S. Oggi, però, gli azzurri ricordano la loro contrarietà alla Spazzacorrotti e la proposta di modifica piace pure a Calenda e Renzi.
Ora si aspetta la posizione del governo: la manica larga per corrotti non verrebbe capita dall’elettorato di FdI e la premier potrebbe farsi scudo dell’Europa: nel 2020 la Commissione europea ha lodato la legge Bonafede per “la crescente contiguità tra corruzione e criminalità organizzata”. Ma Meloni non può spaccare la sua già agitata maggioranza e allora pare che la soluzione “diplomatica” allo studio è che il governo presenti in commissione un nuovo testo sull’ostativo che assorba gli emendamenti di tutti i partiti in modo da evitare il voto su quelli di FI.
Il M5S, intanto, annuncia una opposizione durissima: “Da FI arriva puntuale il solito attacco alla legislazione anticorruzione, e la proposta per la fuga dai processi”, riferendosi anche all’emendamento che prova a far rivivere una legge bocciata oltre 15 anni fa dalla Corte costituzionale, la legge Pecorella che stabiliva, appunto, l’inappellabilità del pm a un’assoluzione. Per quanto riguarda le norme sui rave, la presidente Giulia Bongiorno vorrebbe, come tutte le altre forze, tipizzare la norma, parlando di raduni o manifestazioni musicali, collegati a spaccio e pericolo per l’ordine pubblico. A differenza di FI, vuole, però, che la pena per gli organizzatori resti da 3 a 6 anni, dunque al via le intercettazioni. Zanettin chiede una pena massima di 4 anni.










