sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Chiara Sgreccia

Il Domani, 12 luglio 2026

Dopo 17 miliardi di investimenti, gli ultimi dati disponibili fotografano ritardi e un avanzamento diseguale. Ma il punto non è solo la mancanza di informazioni aggiornate, anche che target numerici fissati dall’alto non tengono conto dei bisogni specifici di istituti e contesti sociali. Un’occasione straordinaria. Ma “è andata persa”, “ha stressato gli istituti”, “è impossibile conoscere l’impatto”, “non ha risposto alle necessità reali”. Questi sono solo alcuni dei feedback raccolti da Domani nel fare un bilancio dei benefici al sistema di istruzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, subito dopo la scadenza del 30 giugno 2026.

A parlare sono esperti, sindacalisti, personale e studenti che vivono la scuola ogni giorno. Due i punti evidenziati: 1) mancano i dati. O meglio, i disponibili sono di febbraio 2026 e diventano comprensibili ai non addetti ai lavori grazie alle elaborazioni di enti terzi. Un limite difficilmente conciliabile con gli obblighi di monitoraggio e trasparenza previsti per l’attuazione del Piano. 2) Le modalità di stanziamento delle risorse non hanno tenuto conto delle specificità degli istituti, seguendo parametri standard non sempre utili a cogliere la complessità sociale. Perciò non è detto che una misura completata abbia raggiunto l’obiettivo.

Il contrasto alla dispersione scolastica è un esempio: il ministro Giuseppe Valditara ribadisce come il tasso sia all’8,2 per cento - per la prima volta sotto la media Ue del 9,1 - senza ricordare che era in calo da anni e che il dato complessivo nasconde profonde differenze territoriali, portando a chiedersi se la misura per ridurre i divari territoriali, finanziata con 1,5 miliardi di euro, oltre a essere in ritardo, abbia raggiunto l’obiettivo. Un discorso simile vale anche per la digitalizzazione (Scuola 4.0 -2,1 miliardi): potrà dirsi completa se aule ricche di strumenti tecnologici si trovano in edifici vecchi o senza condizionatore? Sono garantite le modalità per “apprendere in maniera innovativa”?

La scuola senza bilancio A ritenere complesso valutare l’impatto del Pnrr sull’istruzione c’è anche Adriana Bizzarri, coordinatrice Scuola di Cittadinanzattiva. A proposito della messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica (4,2 miliardi) ricorda come siano pochi gli interventi volti all’efficientamento di strutture in larga parte nelle classi energetiche peggiori: “Sembra sia mancata la lungimiranza e la conoscenza dei problemi reali, l’ha dimostrato l’emergenza caldo. C’è poi un altro problema: capire lo stato di attuazione”, aggiunge riferendosi alla realizzazione dei posti per gli asili, che dopo la rimodulazione del governo Meloni sono scesi a 150.480. Gli ultimi giorni del Pnrr: la lezione che l’Italia non imparerà mai.

La percentuale di spesa per questi, sulle risorse assegnate dal Pnrr, è attorno al 48%, secondo il punto - sui dati di febbraio - di Fondazione Agnelli. Come spiegano, le informazioni disponibili non offrono uno spaccato certo dello stato delle cose, sia perché sono di mesi fa, sia perché riflettono anche i ritardi nella rendicontazione degli interventi. Inoltre, una quota consistente delle risorse - il 61% di quelle per gli asili nido, ad esempio - è associata a progetti in fase di “esecuzione”, categoria ampia che non permette di conoscere l’avanzamento dei lavori. Come non è chiaro cosa succederà ai progetti che non finiscono in tempo.

Dal focus di Fondazione Agnelli emerge che l’accelerazione nell’uso delle risorse degli ultimi mesi non colma il ritardo nell’attuazione del Piano. La scuola, dal monitoraggio di ottobre 2025, è cresciuta a una velocità quasi dimezzata rispetto alla media del Pnrr. Così sembra difficile che uno dei settori più indietro - ma anche uno di quelli su cui si è puntato di più - possa aver risanato il gap. “Le scuole hanno ricevuto ingenti fondi per progettare e gestire interventi complessi senza formazione specifica, senza assunzioni di personale specializzato”, spiega Monica Fontana responsabile nazionale dirigenti scolastici di Flc Cgil, a proposito delle risorse dell Pnrr per il settore: 17 miliardi divisi in 6 riforme e 10 linee di investimento, tra infrastrutture e competenze: dal potenziamento delle palestre alla riqualificazione degli edifici, all’implementazione del tempo pieno, riorganizzazione della rete scolastica, digitalizzazione, riduzione dei divari.

“Così gli istituti più organizzati sono riusciti a concludere più facilmente i progetti, altri non sempre hanno raggiunto il target. E i divari tra territori sono aumentati”. Edifici fatiscenti, cantieri in ritardo: a scuola l’occasione persa del Pnrr Ma tutta la rete scolastica è affaticata dalla mole di lavoro: “Ci sono scuole che non hanno ricevuto i soldi per gli interventi realizzati, hanno anticipato le somme per pagare fornitori e personale, per quanto hanno potuto.

Ma c’è il rischio di contenziosi con chi ha già svolto il lavoro”, puntualizza Fontana prima di allargare il discorso all’impostazione generale del Piano: “Il raggiungimento di target numerici fissati dall’alto non tiene conto dei bisogni specifici di istituti e contesti sociali”. Lo stesso vale per alcune riforme che sono state “curvate” dal governo in direzioni non coincidenti con l’impianto del Pnrr, come quelle della filiera tecnologico-professionale o del dimensionamento scolastico.