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di Matteo Pucciarelli e Giovanna Vitale

La Repubblica, 31 marzo 2022

Lo slittamento della scadenza proposto dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Domani al Senato il voto di fiducia sul decreto Ucraina.

L’esecutivo cominciava a scricchiolare, “non intendiamo fare passi indietro” sul no all’aumento delle spese militari entro il 2024, prometteva Giuseppe Conte. Alla fine il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sia per conto del Pd che per quello del governo, si fa carico di indicare una mediazione. L’aumento concordato nel 2014 con la Nato, arrivando cioè al 2 per cento del Pil, slitterà al 2028. Il M5S chiedeva il 2030, ma insomma la sostanza è che - se effettivamente la proposta di Guerini verrà ratificata dall’esecutivo - tutti possono dirsi soddisfatti e cantare vittoria. In primis il Movimento, perché “fino a ieri ci davano degli irresponsabili, oggi si fa un buon passo quanto chiedevamo”, è quanto si commentava dalla sede romana del partito in Campo Marzio dopo l’uscita del ministro. E poi lo stesso Conte al Tg1: “La nostra posizione è sempre stata lineare e coerente. Sin dall’inizio avevo parlato di famiglie e imprese in difficoltà economica”.

Domani è fissato il voto di fiducia a Palazzo Madama sul decreto Ucraina. In caso di fiducia, se il voto del Senato è favorevole sono preclusi tutti i restanti emendamenti e ordini del giorno presentati in assemblea. Non ci sarà quindi l’odg di Fratelli d’Italia recepito due giorni fa dal governo che lo impegnava sul 2 per cento; nelle pieghe dei regolamenti parlamentari si è consumato “un trucchetto puerile”, secondo il capogruppo di Fdi Luca Ceriani, di certo anche qui il M5S festeggia. Le altre forze della maggioranza invece confermano che il documento è stato recepito e tanto basta, l’atto di indirizzo è cristallizzato come impegno politico.

“Sono stupita dal racconto fatto dal M5S sul 2 per cento per gli investimenti in difesa - ragiona mostrando un certo fastidio la capogruppo Pd al Senato, Simona Malpezzi -. Tutti gli ultimi governi, compreso quello Conte, hanno incrementato gli investimenti proprio per rispettare gli impegni presi in sede internazionale. Il Pd non ha cambiato linea. Anche in questa circostanza abbiamo dimostrato disponibilità ma abbiamo anche ribadito che gli accordi con la comunità internazionale si rispettano per garantire la credibilità del Paese. E per noi è importante sostenere il governo in questo impegno”. La sostanza è che comunque Pd, 5 Stelle, Leu, Lega, Forza Italia e centristi voteranno in maniera più o meno compatta al provvedimento che impegna il nostro Paese in aiuti umanitari, economici e militari verso il paese attaccato dalla Russia.

Nel Movimento ad esempio il presidente della commissione Esteri, Vito Petrocelli, conferma il suo no, il che lo mette virtualmente fuori dal partito. Al Senato per il M5S c’è anche un’ala che, sul fronte diametralmente opposto a quello di Petrocelli, non apprezza la linea Conte, considerata poco responsabile. La linea della mediazione sulla dilazione temporale infatti era stata proposta già dalla settimana scorsa e poi ieri mattina in assemblea da Primo Di Nicola, mentre altri tre colleghi avevano dato forfait in commissione Difesa martedì, non convinti dalla posizione intransigente dell’ex presidente del Consiglio. Beghe per ora placate dall’accordo trovato oggi.