di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 24 aprile 2023
La Campagna Globale che chiede lo spostamento delle risorse verso politiche civili. L'obiettivo della Rete Italiana Pace e Disarmo è proteggere le persone e il pianeta, “serve un'inversione di tendenza contro la minaccia della crisi climatica”. Quei 100 miliardi mai spesi per mitigare il clima.
Trainati dalle decisioni conseguenti al conflitto in Ucraina - rende noto la Rete Italiana Pace e Disarmo - gli investimenti militari mondiali nel 2022 sono cresciuti rispetto all'anno precedente del 3,7% in termini reali, secondo le stime SIPRI, l'Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma. Un aumento di 127 miliardi sul 2021; contemporaneamente, ci sono più di 100 miliardi promessi, ma mai raggiunti per mitigare la crisi climatica. La Campagna Globale sulle spese militari chiede dunque lo spostamento delle risorse verso politiche civili, che proteggano persone e pianeta. In termini assoluti, la spesa militare mondiale nel 2022 ha raggiunto la somma record di 2.240 miliardi di dollari complessivi.
Gli USA al vertice della classifica delle spese militari. Secondo i dati appena diffusi, la spesa militare degli Stati Uniti è aumentata dello 0,7%, raggiungendo gli 877 miliardi di dollari: il governo di Washington resta di gran lunga al vertice della classifica, con il 39% della spesa militare globale (3 volte maggiore del Paese al secondo posto, cioè la Cina). Pechino ha aumentato la propria spesa militare per il 28° anno consecutivo (+4,2% a 292 miliardi di dollari) raggiungendo il 13% della quota globale. A causa del conflitto sul territorio ucraino, iniziato con l'invasione decisa da Putin, si stima che la spesa militare della Russia sia cresciuta del 9,2% nell'ultimo anno, raggiungendo gli 86,4 miliardi di dollari (terzo Stato al mondo).
Anche l'Ucraina avanza nella classifica. L'Ucraina è entrata per la prima volta nella top 15 (all'11° posto) a causa di un enorme aumento del 640% della propria spesa militare. Il SIPRI segnala una riduzione della spesa militare italiana che invece non è riscontrabile nei dati di dettaglio sempre in crescita elaborati dall'Osservatorio delle spese militari italiane - Osservatorio Mil€x - (e nemmeno da quelli NATO, per i quali vi è una sostanziale stasi). Nel 2022 la spesa militare europea è aumentata del 13%, il più grande incremento annuale nella regione nel periodo successivo alla guerra fredda. La spesa totale di tutti i 30 membri della NATO ammonta a 1.232 miliardi di dollari nel 2022, pari al 55% della spesa complessiva.
Scelte incoerenti rispetto agli annunci rispetto al clima. I dati dell'Istituto di ricerca svedese confermano le preoccupazioni evidenziate dalla dichiarazione congiunta della Campagna internazionale contro le spese militari GCOMS, diffusa durante le Giornate di Mobilitazione globale, focalizzata soprattutto sulla minaccia esistenziale derivante dalla crisi climatica. Secondo le Organizzazioni partecipanti (tra cui Rete Italiana Pace e Disarmo) l'aumento continuo delle spese militari “è incoerente con gli sforzi per raggiungere gli obiettivi essenziali di emissioni e aggraverà, non arginerà, l’emergenza climatica. La guerra e i conflitti armati non portano solo morte e distruzione, ma anche devastazione dell’ambiente e distruzione del clima”. Nonostante i Governi continuino a ripetere che sono spese utili per la difesa “alla fine ci renderanno indifesi di fronte alla minaccia della crisi climatica”.
Ci si è concentrati su decisioni aggressive. Dopo aver elencato i motivi per cui le strutture militari mondiali contribuiscono alla crisi climatica la Campagna GCOMS evidenzia come “La leadership politica globale si è concentrata su scelte aggressive e militarizzate” che non fanno altro che alimentare “tensioni e paure invece di coltivare relazioni internazionali basate sulla fiducia reciproca, sulla diplomazia e sulla cooperazione - tre componenti essenziali per affrontare la natura globale della minaccia climatica”. Di conseguenza “i fondi che potrebbero essere utilizzati per mitigare o invertire il dissesto climatico e per promuovere la trasformazione pacifica dei conflitti, il disarmo e le iniziative di giustizia globale, vengono invece spesi per militarizzare un mondo già troppo militarizzato” come i dati SIPRI appena diffusi dimostrano.
Le quattro richieste urgenti ai Governi.
1 - cambiare rotta e concentrarsi su tagli rapidi e profondi alle spese militari, che alimentano la corsa agli armamenti e la guerra
2 - smilitarizzare le politiche pubbliche, comprese quelle destinate ad affrontare la crisi climatica
3 - attuare politiche incentrate sull’umanità e sulla sicurezza comune, che proteggano le persone e il pianeta e non l’agenda del profitto delle industrie delle armi e dei combustibili fossili
4 - creare strutture di governance e alleanze basate sulla fiducia e la comprensione reciproca, sulla cooperazione e sulla vera diplomazia, in cui i conflitti vengono risolti attraverso il dialogo e non con la guerra.










