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di Igiaba Scego

La Stampa, 28 agosto 2026

D., un amico di lunga data, sta per lasciare l’Italia per sempre. Sono andata giorni fa a salutarlo con una mia cugina. Sprizzava energia e progettualità da tutti i pori. Dopo 16 anni lontano da casa, questo novello Odisseo, ora ha deciso di tornare nella sua Itaca, Mogadiscio. E come Odisseo tornerà a casa cambiato. D. è arrivato in Europa con il barcone, dopo tre anni in una prigione libica dove è stato torturato e dove la sua famiglia è stata ricattata dalle mafie delle migrazioni per rilasciarlo. Dopo quell’inferno una volta affrontato il Mediterraneo e approdato a Lampedusa, la sua unica voglia era rifarsi del tempo perduto.

D. è sempre stato un ragazzo pieno di energia. Ma anche dotato di una grande rettitudine morale, era scappato dalla Somalia, lui che è stato pescatore, per non finire reclutato dai pirati che facevano il bello e il cattivo tempo. Ma una volta qui ha faticato a trovare corsi di lingua, di formazione e per un anno è stato senza far niente. Poi è stato indirizzato a un corso di lingua gratuito e ha studiato da un lato per diventare apicoltore e dall’altro ha fatto svariati corsi, pagati di tasca propria con lavoretti estemporanei, sulle erbe officinali.

Ed è arrivato un contratto, un lavoro in una cooperativa e tanto miele. D. ama l’Italia, sente che qui è riuscito a diventare l’uomo che sognava di essere, di classe media, ma allo stesso tempo, come molti con background migratorio, sente che l’Italia è diventata diffidente, più di quando è arrivato. Mi ha detto: “L’Italia è fantastica, ma la stanno facendo vivere troppo dentro la paura. Non se lo merita, è un paese meraviglioso”.

Lo stesso concetto l’ho ritrovato in un importante saggio di Carlo Bonini e dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli, “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”. La vera sicurezza, dicono gli autori, non è data da una paura muscolare, performativa, ma da diritti e doveri egualmente distribuiti. La migliore sicurezza è togliere le persone da situazioni di estrema vulnerabilità, sfruttabili dalle mafie, dando diritti, creando ponti.

Purtroppo la retorica della “remigrazione” o parole come “rastrellamento” stanno portando l’Italia a essere un’isola di solitudine, vecchia e senza energia. Davvero è questa la sicurezza che vogliamo? D., salutandomi, mi ha detto che l’Italia ha bisogno di futuro, di qualcuno che la spinga a guardare avanti. Oltre la paura.