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Corriere della Sera, 6 luglio 2024

In scena per due sere lo spettacolo “Creta”, ultima produzione di un laboratorio molto partecipato nato nel 2012. Come la creta può essere plasmata, così anche l’essere umano può trasformarsi, assumere una nuova forma, magari ricomporre alcuni frammenti. Un ragionamento che è uno dei pensieri-guida della compagnia #SIneNOmine, nata nel 2012 da un laboratorio teatrale realizzato nella Casa di Reclusione di Spoleto e da allora attiva con numerosi spettacoli realizzati dagli attori-detenuti della media e dell’alta sicurezza: “Creta” è stato proprio il titolo andato in scena nei giorni scorsi in carcere, con due appuntamenti inseriti nel calendario del Festival dei Due Mondi.

Una produzione che è partita da un lavoro sul movimento, finalizzato alla conoscenza della complessità compositiva del linguaggio teatrale, e intrecciatasi poi con un’attività parallela incentrata sullo studio del mito. “Il detenuto si muove in un labirinto spazio temporale come un Minotauro al quale non si permette altra azione che quella dell’uniformità, della ripetizione” ha spiegato il regista Giorgio Flamini. Sua è l’ideazione dello spettacolo, sviluppato insieme a Sara Ragni e Pina Segoni. Ad accompagnare le coreografie, realizzate da Laura Bassetta, Mariolina Maconio, Serena Perna e Lorenza Salis, anche la voce del mezzosoprano Lucia Napoli e quelle del coro diretto da Francesco Corrias.

Ma il parallelo tra i detenuti e la creatura mitologica, porta anche Flamini a porre questi interrogativi: “Quale strada prenderà questo sfociare di primordiale vitalità? La strada della distruzione, della violenza non consapevole, come per il Minotauro, o quella della purificazione tramite l’espressione più autentica del sé?”.

Il progetto #SIneNOmine, partito con 15 detenuti, ha negli anni superato i 100 partecipanti: attori, danzatori, ma anche aiuto regista, attrezzista, direttore di palcoscenico, in un’ottica di crescita e inclusione della persona. Per ogni produzione, la compagnia è stata affiancata da artisti professionisti, collaborando con la scuola di teatro Teodolapio, e alcuni detenuti-attori hanno avuto il permesso negli anni di esibirsi in tutto il Paese.