di Fabio Toni
umbriaon.it, 14 maggio 2026
Il Garante Giuseppe Caforio: “Era in attesa di giudizio, con problemi di droga. Non aveva mai dato segnali di problemi psichiatrici”. Ancora una tragedia nelle carceri dell’Umbria. Un detenuto di 45 anni - originario della Tunisia - si è infatti tolto la vita nella mattina di mercoledì all’interno della casa di reclusione di Spoleto. A renderlo noto “con tristezza e rammarico”, è il garante dei detenuti per l’Umbria, Giuseppe Caforio.
“Si tratta - spiega Caforio - di un detenuto in attesa di giudizio, tossicodipendente, che non aveva dato segnali di problemi psichiatrici. Questo ennesimo fatto doloroso segna ancora una volta la comunità carceraria umbra che da tempo invoca soluzioni ai cronici problemi sia del sovraffollamento che della carenza di personale, unito all’esigenza di un’assistenza dei trattamenti sociosanitari più puntuale e adeguata”.
“Sono stati scritti fiumi di parole - prosegue il garante - ma ad oggi la realtà lascia allibiti perché la falcidia dei suicidi e di atti di autolesionismo prosegue inesorabile, di fronte alla mancanza di risposte concrete. Ancora una volta si deve ringraziare il personale della polizia Penitenziaria e delle direzioni carcerarie che, con grande umanità, cerca di far fronte alle deficienze strutturali del nostro sistema carcerario. Ma tutto ciò non basta e non può essere rimesso alla buona volontà di pochi. L’auspicio è che il Parlamento prenda in seria considerazione questa situazione proponendo soluzioni forti e coraggiose”.
Sull’accaduto interviene il sindacato di polizia Penitenziaria Sappe per voce del segretario regionale dell’Umbria, Fabrizio Bonino, che esprime “profondo cordoglio per la morte di un detenuto 45enne di origine tunisina, deceduto nella giornata all’interno della casa di reclusione di Spoleto. L’uomo - afferma Bonino - si è impiccato nella propria camera di pernottamento. Nonostante il tempestivo intervento del personale di polizia Penitenziaria e del personale sanitario, ogni tentativo di rianimazione è risultato purtroppo vano. Il detenuto, ristretto nel circuito di media sicurezza per reati connessi agli stupefacenti, rapina e reati contro il patrimonio, è stato trovato senza vita al termine dei soccorsi”.
“Un nuovo, drammatico fallimento dello Stato - lo definisce il segretario regionale del Sappe Umbria -. Ancora una volta un uomo si toglie la vita dentro un istituto penitenziario, nonostante la presenza di agenti che intervengono con coraggio e professionalità. Che si tratti di alta o media sicurezza, il problema è lo stesso: organici insufficienti, assenza di psicologi dedicati, nessun piano serio di prevenzione del suicidio. Lo Stato guarda altrove, mentre il personale resta a raccogliere i corpi e a farsi carico di un dolore che non gli appartiene”.
“Siamo profondamente addolorati - affermano la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e l’assessore regionale al welfare Fabio Barcaioli. Quando una persona decide di togliersi la vita resta sempre una ferita difficile da accettare, ancora di più quando tutto accade nel silenzio e non si riesce a cogliere fino in fondo il dolore che qualcuno si porta dentro. Alla famiglia, ai suoi cari e a quanti gli sono stati vicini va il nostro pensiero. Di fronte a tragedie come questa - proseguono - non possiamo distogliere lo sguardo da ciò che accade dentro luoghi che troppo spesso restano lontani dagli occhi e dalle coscienze. Ogni vita che si spegne in questo modo lascia domande, dolore e un senso di sconfitta che riguarda tutte e tutti”.











