sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Gabriele Beccari

umbria24.it, 3 dicembre 2024

Il libro “La società dell’insicurezza”, tesi di laurea triennale di Ilaria Bertinelli, racconta la pesante situazione delle carceri italiane. “Quasi nessun istituto rispetta i diritti di base”. La drammatica situazione degli istituti penitenziari italiani è stata al centro dell’evento di presentazione del libro ‘La società dell’insicurezza’, edito dalla casa editrice perugina Cronache ribelli, organizzato nello spazio comune ‘Cult’ di via Goldoni. L’incontro ha permesso la discussione sulle criticità del sistema carcerario e del crescente potere repressivo esercitato sulle classi sociali più vulnerabili. La serata, arricchita da una mostra di lavori realizzati dai detenuti del carcere di Capanne, ha visto interventi sui diritti negati ai carcerati e sull’urgenza di una riforma. I fondi raccolti dalla vendita del libro saranno destinati ad un premio di laurea dedicato alla memoria di Ilaria Bertinelli.

Il libro è tratto dalla tesi di laurea triennale di Ilaria Bertinelli, 29enne di Bastia umbra morta in un tragico incidente d’auto nel marzo di quest’anno, con il contribuito di Monia Andreani, docente dell’Università per stranieri di Perugia e relatrice di Bertinelli, anche lei scomparsa prematuramente nel 2019. Nel volume, si affronta la difficile situazione delle carceri italiane, con postfazione di Ilaria Cucchi. “Dice bene Ilaria Cucchi, Stefano Cucchi non è morto per le botte prese - ha detto Salvatore Cingari, docente di Unistra e relatore successivo di Bertinelli - ma per coloro che dovevano prendersene cura e non lo hanno fatto. La realtà delle carceri italiane è terrificante: i detenuti vengono picchiati, ci sono i topi e insetti dove dormono, piove dentro le strutture. Questi sono reati gravissimi contro la persona”.

La situazione carceraria Gli istituti penitenziari italiani si trovano, secondo i dati, in un quadro generale alquanto spinoso causa sovraffollamenti, disservizi, carenze sanitarie e strutturali, violenze che molte volte provocano esiti tragici. Non ultimo il caso del 37enne morto nella sua cella del carcere di Capanne il 19 novembre e la conseguente protesta degli altri detenuti per i presunti ritardi nei soccorsi. Secondo il report dell’Osservatorio di sicurezza del Cafisc, al 30 giugno 2024 i detenuti presenti nelle strutture carcerarie italiane sono 61.448 a fronte di 47.067 posti regolarmente disponibili, con un sovraffollamento del 130,59 percento. “Quasi nessun carcere italiano - sottolinea Tommaso Ciurnelli del progetto Eleutheria - rispetta l’articolo 3 della Convenzione dei diritti umani, dove è stabilito uno spazio di almeno 3,5 mq in cella per detenuto e 6 ore di aria al giorno. Inoltre, da inizio anno al 20 giugno 2024 si sono verificati ben 44 nuovi casi di suicidio, 10 in più rispetto al 2023”.

In Umbria, è il carcere di Spoleto a confermarsi come il meno affollato d’Italia, con 556 detenuti a fronte di 456 posti regolamentari e ‘solo’ il 124 percento di sovraffollamento. Per quanto riguarda la situazione dei suicidi, invece, nel carcero spoletino se ne sarebbero verificati 5 in 5 anni. Il più affollato della regione, invece, è l’istituto di Capanne di Perugia, con 461 detenuti a fronte di 363 posti disponibili, che scendono a 321 data la mancata attivazione del reparto Servizio di assistenza intensificato. “Il testo - continua Cingari - ha come obiettivo quello di spiegare come la società attuale, che attraverso pochi elitari monopolizza la forza e alimenta come conseguenza le paure, produca marginalità, leda i diritti umani e non risolva i problemi delle classi più infime, ma anzi le criminalizza”.

Tuttavia, le alternative ci sarebbero. Ed è proprio di questo che si occupa il progetto Eleutheria. Nato con l’appoggio dell’associazione no profit perugina ‘Nel nome del rispetto’, ha come principale obbiettivo la rieducazione e il reinserimento dei detenuti. Carcerati e carcerate vengono coinvolti in laboratori di scrittura creativa, pittura e momenti di riflessione, dove i temi principali sono la loro situazione di marginalità e il tempo. “L’obbiettivo - spiega ancora Ciurnelli - è dare una voce e un volto a chi non ce l’ha. Ancora prima di sapere il loro nome, vengono etichettati con il loro crimine. Queste persone sono isolate dalla realtà esterna e ciò non permette una sana reintroduzione nella società. Inoltre, le detenute non hanno un servizio ginecologico, i problemi di tossicodipendenza non vengono curati adeguatamente, ci sono casi di autolesionismo e tentato suicidio” ha concluso.