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di Massimo Gaggi


Corriere della Sera, 2 settembre 2020

 

Il presidente promette di rinforzare le forze dell'ordine: "Razzismo? Parliamo di violenze e saccheggi". A Kenosha Donald Trump visita le zone della città devastate da incendi e saccheggi dopo gli incidenti razziali seguiti al ferimento di Jacob Blake, colpito per sette volte alle spalle da un agente. Non parla del caso, limitandosi a notare che a volte anche gli agenti, sotto pressione per minacce potenzialmente mortali, sbagliano.

Ma poi, in un incontro con le forze dell'ordine e con i politici conservatori che hanno accettato di incontrarlo - non il governatore del Wisconsin, il democratico Tony Evers, che l'aveva invitato a non andare - elogia la polizia e promette di rinforzarla ulteriormente, senza parlare di riforme: "È quello che vuole la gente, comprese le minoranze nere e ispaniche: le più colpite da disordini e saccheggi" che avvengono soprattutto nei loro quartieri.

Come previsto, Trump punta a rilanciare la sua immagine di presidente che si batte per l'ordine e la sicurezza dei cittadini. In realtà, dopo quattro anni di Trump alla Casa Bianca, l'America è scossa da proteste oceaniche e da episodi di guerriglia urbana come non avveniva da decenni. Ma, anche se nell'America di Obama la situazione era assai meno tesa, il presidente si sottrae alle critiche e mette sotto accusa i suoi rivali politici sostenendo che incendi e saccheggi avvengono tutti in città che hanno eletto amministrazioni locali democratiche.

Mentre a Los Angeles la polizia uccide un altro nero - ancora un episodio controverso, nato dall'uso improprio di una bicicletta, con la vittima che si era ribellata agli agenti prendendoli a pugni - Trump annuncia un piano da 42 milioni di dollari per rafforzare polizia e sistema giudiziario in Wisconsin e poi promette il pugno di ferro anche nelle altre città del Paese sconvolte dai disordini, a partire da Portland.

E il ministro della Giustizia, William Barr, promette di punire i responsabili di centinaia di episodi di guerriglia urbana che si sono verificati negli ultimi mesi da un capo all'altro dell'America: "Abbiamo testimonianze e filmati di moltissimi episodi. Ci vorrà tempo ma perseguiremo chiunque ha incendiato un'auto della polizia o lanciato pietre rischiando di uccidere". Il presidente non solo non condanna i poliziotti responsabili degli episodi più gravi - si limita a parlare di poche mele marce - ma, nel giustificare i loro eccessi, ricorre addirittura a un linguaggio sportivo mostrando una scarsa sensibilità per le vittime: paragona gli errori commesse dagli agenti "che a volte devono prendere una decisione di vita o di morte in un quarto di secondo" a quelli fatti sul campo di golf quando si sbaglia un colpo apparentemente facile.

E, prima di recarsi in Wisconsin, il presidente aveva giustificato anche Kyle Rittenhouse il miliziano 17enne che durante i disordini di una settimana fa ha ucciso due attivisti di sinistra: "Aspettiamo i risultati dell'indagine, ma era stato attaccato: penso che, se non avesse reagito, sarebbe stato ucciso". Insomma, una sortita sulla linea law and order con la quale Trump, in ritardo nei sondaggi rispetto a Biden, spera di recuperare terreno tra i cittadini che temono per la loro sicurezza. Del resto siamo ormai ad appena due mesi dal voto.

E, puntuali, tornano anche i tentativi di infiltrazione informatica dei servizi segreti russi attraverso la centrale della Internet Research Agency di San Pietroburgo, già attivissima durante la campagna 2016. Per ora le attività intercettate dall'Fbi (che ha messo sull'avviso Facebook), diffuse attraverso un sito sconosciuto, Peace Data, sono limitate e sembrano voler seminare scontento senza favorire un candidato in particolare. Ma probabilmente in rete c'è anche altro che l'Fbi non ha ancora intercettato.