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di Monica Ricci Sargentini

Corriere della Sera, 8 gennaio 2026

Trump: “Ha sparato per autodifesa”. Uccisa una 37enne moglie di un leader di un movimento a difesa dei migranti. La versione della Homeland Security e il video che la smentirebbe. È accaduto di nuovo, a pochi isolati dal luogo in cui cinque anni fa George Floyd fu brutalmente soffocato da un poliziotto. La vittima questa volta non è afroamericana ma una donna bianca di 37 anni, uccisa durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), dispiegato per ordine del presidente Donald Trump in diverse città americane contro l’immigrazione clandestina. Si tratterebbe, secondo i media americani, di Renee Nicole Good, cittadina americana madre di tre figli, originaria del Colorado.

Un video diffuso sui social mostra alcuni agenti avvicinarsi a un’auto ferma in mezzo alla strada e ordinare alla conducente di scendere. Quando uno dei federali afferra la maniglia della portiera, il veicolo fa retromarcia e poi avanza. Un altro agente, posizionato davanti all’auto, estrae l’arma e spara a bruciapelo tre colpi. Il suv si schianta contro una vettura parcheggiata e colpisce un palo della luce. La donna, ferita al volto, muore in ospedale. 

Sull’accaduto ci sono due versioni agli antipodi. La portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, ha affermato che la sparatoria è avvenuta dopo che dei “rivoltosi” hanno ostacolato gli agenti e una donna ha tentato di “investire” le forze dell’ordine. Dello stesso avviso la potente ministra della Homeland Security Kristi Noem che ha parlato di un atto di “terrorismo interno”. E anche il presidente Trump, in serata, ha avallato questa ricostruzione: “Ho visto il video, è orribile da guardare - ha detto -. La donna alla guida dell’auto era molto turbolenta, ostacolava e opponeva resistenza, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’Ice, che sembra averle sparato per legittima difesa”. Il presidente ha, poi, accusato “la sinistra radicale” di minacciare e prendere “di mira quotidianamente i nostri agenti delle forze dell’ordine e dell’Ice. Stanno solo cercando di fare il loro lavoro: rendere l’America sicura”. 

Ma il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, smentisce nettamente questa versione e accusa senza mezzi termini le autorità federali di “spacciare la sparatoria come un atto di autodifesa”: “Avendo visto il video personalmente, voglio dire a tutti direttamente che è una str... - ha detto durante una conferenza stampa -. Si è trattato di un agente che ha usato sconsideratamente la forza, causando la morte di una persona”. È d’accordo anche il governatore del Minnesota, Tim Walz, ex candidato alla vicepresidenza con Kamala Harris, che ha definito l’amministrazione Trump una “macchina propagandistica” per aver parlato di terrorismo interno. Rivolgendosi direttamente a Noem e Trump, Walz ha poi detto: “Questa tragedia era totalmente evitabile. Avete fatto abbastanza, non abbiamo bisogno di ulteriori aiuti da parte del governo federale”. Un invito a lasciare la città lanciato anche dal sindaco: “Andatevene da Minneapolis. Non vi vogliamo qui”. Ma gli agenti rimarranno dove sono. Lo ha assicurato via email al Washington Post la stessa McLaughlin. 

I dettagli sono ancora frammentari e nessuna delle due versioni è stata confermata in maniera indipendente. La deputata Ilhan Omar, democratica e prima somalo-americana eletta alla Camera Usa - che Trump ha definito “spazzatura come i suoi amici” - ha descritto la vittima come una “osservatrice legale” dell’operazione dell’Ice che ha mobilitato in città oltre 2000 agenti federali. Intanto nella zona della sparatoria si sono radunati centinaia di manifestanti per protestare contro l’accaduto.

Minneapolis è l’ultimo bersaglio della campagna dell’amministrazione Trump che ha inviato agenti dell’Ice e la Guardia Nazionale nelle città e negli Stati a guida democratica per arrestare gli immigrati irregolari. Finora almeno cinque persone sono morte tra cui Silverio Villegas-Gonzalez ucciso a settembre nell’area di Chicago.

Minneapolis e la città gemella St. Paul sono in stato di allerta da quando, mercoledì scorso, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha annunciato l’avvio dell’operazione legata in parte ad accuse di frode che coinvolgono residenti di origine somala e che hanno indotto Walz a non ripresentarsi per un nuovo mandato. Secondo i pm miliardi di dollari sarebbero stati rubati da sussidi sanitari finanziati a livello federale e da un programma Covid-19 negli ultimi anni. Il Minnesota ospita la più grande popolazione somala degli Stati Uniti, un gruppo che Trump a dicembre ha detto di non volere più nel Paese.