di Patrizia Renzetti
huffingtonpost.it, 12 agosto 2024
90 anni. Cifra tonda per il carcere di Alcatraz che nasceva esattamente l’11 agosto nel 1934. San Francisco è molto bella, ha quel mood di italianità che altre città americane non hanno. Ma non avremmo completato il viaggio da queste parti, se non avessimo visitato anche Alcatraz, il carcere più celebre al mondo, che da laggiù, in cima a The Rock, nella Baia di San Francisco, circondata dall’Oceano Pacifico, incute timore alla città… un pochino la ricorda l’Azkaban di Harry Potter. Da carcere di massima sicurezza a museo. Siamo nel bel mezzo della baia, tra acque gelide e raffiche di vento, talmente potenti, che è difficile addirittura attraversare l’ex cortile dove i detenuti più meritevoli, trascorrevano le ore all’aperto.
È difficile accaparrarsi il biglietto per entrarvi. Lo si deve prendere con larghissimo anticipo. Altrimenti si devono fare file chilometriche al Pier 33. Ma non è certo che in giornata riusciate ad avere la possibilità di visitare il carcere. Una volta prenotato il tour, il giro lo si può fare in autonomia perché viene fornita una pratica audioguida disponibile anche in italiano. L’attraversata dura poco. L’attracco darà subito l’impressione di isolamento. Lontananza dal mondo. Il grigiore delle mura di Alcatraz ben si sposano con quello della roccia su cui poggia. Anche questo è un altro elemento che, riavvolgendo il nastro fino alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso, quando il carcere chiuse, fa scendere un velo di tristezza. L’odore nauseante degli escrementi di uccelli, che vi costringerà a coprirvi il viso con un fazzoletto, vi accompagnerà fino a quando non sarete dentro al penitenziario. Affrettatevi. Mura, sbarre, sanitari, letti in metallo, lavagna con il menù del marzo 1963: tutt’intorno è freddezza. Solitudine. Sconforto. Le celle sono microscopiche. Nei letti si scorge un manichino intento a dormire. Impattante.
La ricostruzione è perfetta per muoverci a compassione. D’altronde la sensibilità di oggi non era quella di ieri. Tanto è vero questo che la ricostruzione dell’audio guida, una delle migliori mai avute, ci porta a riabilitare l’aspetto umano dei detenuti e in particolare dall’ospite principale del carcere, quello che rese il penitenziario di Alcatraz famoso in tutto il mondo. Alphonse Gabriel Capone, detto Scarface, le cui origini sono di Angri, uno dei borghi più antichi di tutta la Campania. Cuffie alle orecchie. Grigiore tutt’intorno. Silenzio. Ci sono le voci dei detenuti a parlarvi. Sospirano. Racconto. C’è dolore. Ci sono risa. C’è un tintinnare di metalli. I detenuti sbattono chincaglierie contro le sbarre. Sono lì. Lontani da tutto. Lontani dell’umanità.











