di Viviana Mazza
Corriere della Sera, 20 luglio 2025
Si tratterebbe dell’italo-argentino Fernando Eduardo Artese (titolare anche di cittadinanza argentina) e del siciliano Gaetano Cateno Mirabella Costa, di 45 anni. La Farnesina ha confermato che due italiani si trovano ad Alligator Alcatraz, il centro di detenzione per migranti irregolari così soprannominato perché circondato da paludi con coccodrilli. Il presidente Trump ha detto che il centro è destinato “ad alcune delle persone più feroci del pianeta” in attesa di essere espulse dagli Stati Uniti. I due italiani sono Fernando Eduardo Artese, 63 anni, con passaporto italiano-argentino, e Gaetano Cateno Mirabella Costa, 45 anni, nato a Taormina.
La denuncia - “Questo è un centro di concentramento, ci trattano come criminali, lo scopo è l’umiliazione. Siamo lavoratori e gente che lotta per le proprie famiglie”, ha detto Artese in un’intervista telefonica con il quotidiano Tampa Bay Times. Sua moglie Monica Riveira e la figlia Carla Artese raccontano che è stato fermato in Florida il 25 giugno alla guida del loro camper, mentre cercavano di lasciare il Paese a causa dei problemi di visto: erano diretti in California per oltrepassare il confine, andare in Argentina e da lì a Madrid dove Carla, 19 anni, nata in Spagna, avrebbe iniziato l’università. Volevano documentare il viaggio su Youtube col titolo “Argentinomades”. Quando la polizia li ha fermati è emerso un mandato d’arresto: a marzo Artese era stato multato per guida senza patente e non si era presentato in tribunale temendo l’espulsione. Era arrivato nel 2001 con il programma Esta, è rimasto oltre i 90 giorni consentiti, raggiunto nel 2018 dalla moglie 62enne con visto studentesco e, legalmente, dalla figlia. Lavorava installando telecamere e vivevano in un parco di case mobili. Mirabella Costa invece sarebbe stato trasferito nel centro di detenzione lo scorso 9 luglio, dopo l’arresto lo scorso gennaio per detenzione di stupefacenti senza prescrizione medica e aggressione di un anziano; è stato condannato a maggio a sei mesi di carcere. Poi è stata disposta la sua espulsione in Italia per violazione delle norme migratorie.
La polemica - Le condizioni della “Alcatraz degli alligatori” sono diventate oggetto di polemica. In un’altra intervista uscita l’11 luglio sul Miami New Times, Artese dice che indossa la stessa tuta arancione ricevuta all’arrivo, che ci sono solo tre docce e quando i gabinetti si sono rotti i detenuti hanno dovuto rimuovere le feci con le mani. La moglie ha detto a La Nacion: “Lo tengono in una sorta di pollaio, una gabbia che contiene fino a 32 persone. Quando vanno in refettorio devono tenere le mani dietro la testa”. In un post sul sito per la raccolta fondi GoFundMe, Carla afferma che suo padre è pronto ad “auto-espellersi quando glielo lasceranno fare e dovrebbe pagare per il biglietto”. Il consolato di Miami e l’ambasciata a Washington sono in contatto con i familiari e le autorità per capire le condizioni di salute e i tempi di rimpatrio dei due italiani.











