di Massimo Basile
La Repubblica, 25 maggio 2022
A due anni esatti dall’uccisione di George Floyd, il presidente istituisce un registro nazionale dei poliziotti licenziati per impedire che vengano riassunti altrove. In arrivo anche limiti all’ “uso estremo della forza”.
Joe Biden ha deciso di bypassare il Congresso e imporre nuove restrizioni alla polizia, per contrastare la brutalità diffusa tra gli agenti. A due anni dalla morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso a Minneapolis, Minnesota, durante l’arresto, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la firma per domani di un ordine esecutivo che istituisce un registro nazionale dei poliziotti licenziati. Questo provvedimento serve a evitare che un agente, cacciato da uno Stato per cattiva condotta, trovi lavoro da un’altra parte.
La notizia, riportata dal New York Times, non è stata smentita. Casa Bianca e dipartimento della Giustizia lavoravano a questo progetto da un anno, ma hanno trovato l’ostruzionismo del Congresso, soprattutto a causa dell’opposizione dei Repubblicani, contrari a qualsiasi misura potesse ridurre il campo d’azione della polizia. Nel mirino ci sono anche una serie di pratiche d’arresto, dalla presa a laccio al collo a quella - ginocchio premuto sul collo della persona, sdraiata a terra - diventata tragicamente famosa per essere stata la manovra che, due anni fa, aveva portato alla morte di Floyd.
A conferma di come questa iniziativa sia legata al caso che portò milioni di persone a manifestare per strada, Biden firmerà l’ordine esecutivo domani, nel giorno del secondo anniversario della morte di Floyd, alla presenza dei familiari della vittima e di alcuni rappresentanti della polizia.
Nelle ultime settimane l’amministrazione americana - che si è sempre schierata contro l’idea di togliere fondi alla polizia - aveva rivelato che avrebbe permesso agli agenti di ricorrere all’”uso estremo della forza” solo come “ultima possibilità quando non c’è una ragionevole alternativa, in altre parole solo quando necessario per prevenire un rischio imminente o serio di ferita o morte”. Ma è soprattutto l’istituzione di un registro a rappresentare una novità: di fatto ogni poliziotto avrà un “curriculum” e una fedina penale pubblica. In molti casi agenti che erano stati protagonisti della morte di sospetti o di persone fermate ai posti di blocco e uccise, non hanno mai subito un vero processo, finendo per essere al più sospesi o licenziati. Con il registro di Biden, un agente licenziato non potrà tornare più a svolgere lo stesso lavoro.
Questo provvedimento segue quello deciso di recente dal dipartimento della Giustizia, che prevede l’obbligo per gli agenti di intervenire in caso di abusi commessi dai colleghi. Anche questa misura riporta alla morte di Floyd, quando l’agente Derek Chauvin - poi condannato a più di vent’anni di carcere - aveva continuato a tenere premuto il ginocchio sul collo dell’afroamericano, e i suoi tre colleghi, a poca distanza, non erano intervenuti.









