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di Giovanna Branca

Il Manifesto, 25 aprile 2025

Alison Parker di Human Rights Watch commenta il report dell’organizzazione. “La democrazia americana si sta dirigendo verso un regime che rifiuta ogni nozione di giustizia”. Cento attacchi ai diritti umani in cento giorni, quelli raggiunti ieri dall’amministrazione di Donald Trump. La lista è stilata da un report di Human Rights Watch “per illustrare - dice al manifesto la vicedirettrice dell’ufficio statunitense dell’organizzazione, Alison Parker - la magnitudine di ciò che questo governo sta facendo alle vite delle persone comuni negli Stati uniti e in tutto il mondo”. È importante notare come questa lista, che ha l’aspetto di un bollettino di guerra, riguardi danni arrecati a “ogni aspetto della vita delle persone”: dalla loro “capacità di sfamare se stesse e i propri figli”, all’aspettativa di “ricevere un trattamento giusto e imparziale da parte del governo”. Dal “diritto alla salute” alla “previdenza sociale, la libertà di parola, la possibilità di accedere alle informazioni e manifestare il proprio dissenso”.

Molte delle violazioni citate sono note: hanno occupato in queste settimane le prime pagine dei giornali. A partire dal ritiro dall’accordo di Parigi che, si legge nel report, accelererà il cambiamento climatico ai danni non solo degli statunitensi - i secondi produttori al mondo di gas serra - ma di milioni di persone in tutto il mondo. Uno dei casi più gravi è quello delle “sparizioni forzate” di centinaia di migranti. La vicenda di Kilmar Abrego Garcia, finito in una prigione di massima sicurezza del Salvador, ha fatto il giro del mondo e rischia di precipitare gli Usa in una crisi costituzionale dopo il rifiuto dell’amministrazione Trump di riportarlo negli Stati uniti nonostante gli ordini dei giudici. “Una chiara dimostrazione - dice Parker - di come questa amministrazione si senta al di sopra della legge”.

Tanti casi analizzati dal report di Hrw sono però passati sotto i radar dei media, bombardati quotidianamente da decine di dichiarazioni, ordini esecutivi, assalti alla legge. Un esempio fra i tanti: la revoca di un ordine esecutivo dell’ex presidente Joe Biden che istituiva un registro federale delle forze di polizia dove venivano annotati i casi di cattiva condotta e violenza, per fare in modo che i dipartimenti di polizia non riassumessero quegli agenti. O l’attacco ai diritti dei nativi, penalizzati su ogni fronte - a partire dalla revoca delle già poche agevolazioni disposte per l’amministrazione degli affari tribali. In molti sono al corrente di uno dei punti denunciati con maggior forza dal report: la guerra dichiarata dal governo americano alle misure Dei (diversità, equità e inclusione), che ha fatto sì che in istituzione pubbliche e private sia stata abbandonata ogni linea guida sull’inclusione delle minoranze. A partire dalla comunità afroamericana, con i docenti che sono arrivati ad autocensurarsi sull’insegnamento della storia dello schiavismo, e anche sulle pari opportunità di genere. Ma resta ignoto ai più che, dopo aver sospeso le indagini dell’Ufficio per i diritti civili, il dipartimento di Giustizia è arrivato a ordinare contro-indagini sulla “discriminazione inversa” nei confronti dei bianchi.

In questo, i giornalisti hanno un ruolo fondamentale anche se, come osserva ancora Parker, “le loro voci e le loro testate sono minacciate”. “A fornirne le prove è proprio l’attività giornalistica, ma a minare la comprensione di ciò che accade, facendo il gioco dell’amministrazione Trump, c’è anche la pratica di prestare troppa attenzione al caos deliberatamente messo in scena: “Riportare le dichiarazioni dell’amministrazione, o le sue politiche caotiche, ha meno importanza della realtà vissuta dalla gente negli Stati uniti”.

Le violazioni riportate ha Hrw sono troppe per essere elencate, da quelle alla legge internazionale - ancora una volta sui diritti delle persone migranti, alle quali è ora proibito anche solo presentare domanda d’asilo - a quelle dei dati sensibili e della privacy dei cittadini, con le squadre del Doge di Elon Musk che gettano i dati di milioni di americani in pasto all’intelligenza artificiale, e a “opachi algoritmi”.

Abbiamo chiesto a Parker perché, secondo lei, la risposta delle opposizioni, compresa quella di piazza e nonostante le manifestazioni che si sono cominciate a vedere nelle ultime settimane, sia ben più silenziosa rispetto al primo mandato di Trump. “Il movimento per i diritti umani - dice - è basato sulle azioni delle persone normali, che si fanno avanti ed esigono le libertà essenziali a cui tutti gli esseri umani hanno diritto”. “Le manifestazioni delle scorse settimane ne sono una prova, e ce ne aspettiamo altre. Per prendere parola e assembrarsi liberamente le persone fanno affidamento su quegli stessi diritti umani che ora sono sotto attacco: la posta in gioco è molto alta”.

È il rischio dello scivolamento nell’autoritarismo: “La democrazia americana è eretta su valori di libertà e eguaglianza ma non ha mai rispettato allo stesso modo i diritti di tutti - americani neri, comunità Lgbt, donne e molti altri gruppi storicamente svantaggiati”. Ma questi gruppi, “e ora tutta la popolazione degli Stati uniti, affrontano ora minacce nuove e crescenti. La democrazia americana si sta dirigendo rapidamente verso un regime che rifiuta ogni nozione di giustizia, uguaglianza e dignità umana, e che denigra alcune persone per distrarre l’attenzione da mosse politiche ed economiche a beneficio di una piccola minoranza”.