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di Viviana Mazza

Corriere della Sera, 13 maggio 2023

Dopo che la norma sulle espulsioni facili per il Covid è scaduta, alle frontiere si sono ammassate 150mila persone. I repubblicani accusano Biden. Una famiglia venezuelana ha abbandonato tutti gli oggetti personali sulla riva del Rio Grande mercoledì scorso, dopo averli portati per oltre 3.000 chilometri, fino a Matamoros, città messicana al confine con il Texas, racconta il New York Times. Avevano attraversato la giungla, incontrato trafficanti che volevano rapirli per ottenere un riscatto e poliziotti corrotti che hanno estorto loro del denaro. Ora dovevano convincere la figlia di 4 anni ad attraversare l’acqua alta. “Non voglio affogare!”, diceva la bambina alla mamma che con le lacrime agli occhi la spingeva sulla riva. “Amore, è tutto ok, dobbiamo entrare in acqua ed è finita”. Nell’ultima settimana la Croce Rossa ha trovato tre migranti annegati nella zona. Ma quella famiglia ha raggiunto il Texas, con la convinzione che, qualunque cosa succeda, dall’altra parte li attende una vita migliore.

Circa 150.000 persone nel nord del Messico aspettano di entrare negli Stati Uniti. L’ora X è scoccata a mezzanotte di giovedì: è “scaduta” Title 42, la norma approvata durante la pandemia da Trump e rimasta in vigore sotto Biden, che permetteva di espellere i richiedenti asilo con la giustificazione che potessero diffondere il Covid. La spinta di crisi globali ha motivato decine di migliaia di persone provenienti da Venezuela, Haiti, Nicaragua, Cuba, ma anche dalla Russia, dall’Afghanistan, dall’India a raggiungere la frontiera Usa. Con l’incertezza se fosse meglio passare con Title 42 o Title 8, la norma precedente tornata in vigore.

Title 42, che sulla carta è durissima, sebbene usata per 2,7 milioni di respingimenti dal 2020 non è stata sempre applicata: l’amministrazione Biden ha consentito l’ingresso di 1,8 milioni di migranti, in attesa di udienza per l’asilo. Ora il governo afferma di volere politiche più umane, ma senza incoraggiare un flusso ingestibile. E avverte i migranti che l’ingresso non sarà più facile. “Non credete alle bugie dei trafficanti: il confine non è aperto”, dice il segretario per la Sicurezza nazionale Mayorkas. Nuove regole, contestate dagli attivisti, negano l’eleggibilità all’asilo a quanti entrano illegalmente (con pene come il divieto a ritentare per 5 anni) e a quanti non abbiano fatto domanda in Paesi di passaggio.

C’era più ansia che caos ieri al confine: gli arrivi illegali (11mila al giorno nella scorsa settimana, il doppio del solito) sono stati un po’ meno (10 mila) ma migliaia di migranti ammessi nei centri della Guardia di frontiera verranno presto rilasciati. Il sistema sarà messo alla prova. Le immagini sono potenti: i repubblicani le usano per paragonare il “caos al confine con il caos del ritiro da Kabul”.