di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 9 aprile 2015
Il presidente degli Stati Uniti proclama un vero e proprio indulto nei confronti di alcuni reclusi, tra i quali degli ergastolani. "Avete dimostrato di essere in grado di imporre una svolta alla vostra vita!", così scrive il presidente Obama dopo aver ridotto le pene a ben 22 detenuti condannati per reati di droga. I detenuti, alcuni dei quali avrebbero dovuto scontare l'ergastolo, saranno rilasciati il prossimo 28 luglio.
"Hanno già trascorso diversi anni in carcere, e in alcuni casi anche più di un decennio - ha spiegato il consigliere della Casa Bianca Neil Eggleston - più a lungo di diversi detenuti condannati con il sistema giudiziario odierno per lo stesso crimine". Rispetto alla presidenza di George W. Bush, che aveva ordinato 11 provvedimenti di condono, Obama ne ha emessi 43, ovvero il triplo.
Obama si è da tempo dimostrato sensibile soprattutto nei confronti della detenzione legata alla droga. In un'intervista rilasciata un mese fa al cofondatore di Vice News, il presidente degli Usa, ha detto che le droghe sono sicuramente un problema, ma tenere in prigione una persona per 20 anni è inutile e con ricadute economiche e sociali.
"Credo che il tema della legalizzazione della marijuana debba venire dopo temi più importanti come i cambiamenti climatici, la situazione economica, il lavoro, la guerra e la pace nel mondo. Soprattutto per quanto riguarda i più giovani - ha spiegato Obama durante l'intervista - ma credo, tuttavia, che questo tema possa rientrare all'ultimo posto di questa lista di priorità".
Il focus del presidente nordamericano si è poi concentrato sulle ricadute negative dell'attuale orientamento normativo americano per coloro che vengono arrestati e condannati per uso e possesso di cannabis: "Sono convinto che si debba separare l'aspetto relativo alla criminalizzazione dell'utilizzo della marijuana da quello relativo all'incoraggiamento del suo utilizzo. È fuor di dubbio che il nostro sistema giuridico sia attualmente concentrato sul diminuire il numero di reati passivi legati a questo tema, comportando nell'applicazione pratica gravi problemi soprattutto per specifiche comunità del paese, come quella di colore".
Poi Obama ha proseguito spiegando l'ingiustizia delle condanne da parte dei Tribunali e ha accennato alla legalizzazione delle droghe: "L'orientamento giuridico attuale ha comportato che molte persone sono state espulse dal mercato del lavoro interno, proprio perché hanno la fedina penale sporca. Questa situazione sta generando sia un costo sociale elevato per le sproporzionate sentenze di condanna in carcere, sia per le conseguenze successive alla detenzione. Molti Stati hanno compreso che questo è un problema da risolvere.
A livello nazionale potremmo fare qualche significativo passo in avanti sul piano della legalizzazione delle droghe, se un numero sufficiente di Stati si muovesse in questa direzione. Mettendo così il Congresso nella posizione di prevedere un nuovo dibattito sulla marijuana". Obama poi conclude l'intervista con un discorso simile a quello portato avanti dai Radicali italiani: "La cosa che mi da fiducia, in questo momento, è vedere che il tema della depenalizzazione delle droghe leggere non è toccato unicamente dai democratici, ma recentemente anche da esponenti dell'ala più conservatrice del partito repubblicano.
Questi ultimi hanno capito che non ha più senso mantenere tale status quo. Credo che ci sia una preoccupazione legittima e condivisa relativa agli effetti sulla nostra società, in particolar modo delle parti più deboli di essa, derivanti dall'utilizzo delle sostanze stupefacenti. In generale l'utilizzo delle droghe, legali ed illegali, rappresenta un problema della nostra società. Ma incarcerare qualcuno per vent'anni per un reato di questo tipo non è probabilmente la migliore strategia da adottare. E questo è un problema che deve essere affrontato da tutta la nostra comunità". Depenalizzazione, condoni, riduzione delle pene, legalizzazione delle droghe leggere. Il Partito Democratico americano sta dimostrando coraggio, invece il suo omonimo che è al comando del governo italiano ancora latita.










