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di Serena Palumbo

Corriere della Sera, 7 marzo 2025

Brad Keith Sigmon, condannato negli Usa alla pena di morte per l’omicidio dei genitori della sua ex fidanzata, ha preferito la fucilazione alla sedia elettrica e all’iniezione letale. Ogni condannato a morte ha un ultimo desiderio. Quello di Brad Keith Sigmon, 67enne condannato negli Stati Uniti all’esecuzione capitale per il duplice omicidio dei genitori dell’ex fidanzata nel 2002, è stato quello di morire fucilato, rifiutando il “metodo” predefinito dallo Stato e quello di “riserva”: la sedia elettrica e l’iniezione letale. Una scelta insolita, che nessuno negli ultimi 15 anni aveva mai preso. E che arriva dal ricordo dell’esecuzione di altri prima di lui, dichiarati morti anche a 20 minuti dall’iniezione, dopo una probabile sofferenza. La morte di Sigmon è prevista per il 7 marzo presso il Broad River Correctional Institution di Columbia, nella Carolina del Sud. Martedì sera, la Corte Suprema della Carolina del Sud ha respinto l’ultima richiesta di Sigmon di rinviare l’esecuzione.

Alla base della sua condanna una “vendetta” nei confronti dell’ex compagna. Nel 2001 l’allora fidanzata Rebecca Barbare decise di lasciare Brad dopo 3 anni di relazione, tornando a vivere a casa dei suoi genitori. Tuttavia, l’uomo da quel giorno divenne sempre più ossessionato da lei. Arrivando persino a commettere un duplice omicidio: il 27 aprile del 2001 Sigmon aspettò che Rebecca uscisse di casa nella contea di Greenville, facendo poi incursione e picchiando papà David e mamma Gladysa a morte con una mazza da baseball. Quando Barbare tornò a casa, l’ex la costrinse (minacciandola con una pistola) a salire in macchina. Una volta sopra, però, riuscì a saltare dall’auto in corsa, ma lui la inseguì, sparandole e ferendola. Poi una fuga durata 11 giorni, terminata con la sua cattura nel Tennessee. Ma subito dopo Brad si dichiarò colpevole e fu condannato nel 2002 dalla giuria della Carolina del Sud per omicidio e furto con scasso di primo grado, dandogli poi la pena di morte.

Sigmon è stato più volte sul punto di essere giustiziato negli ultimi quattro anni. L’esecuzione è stata sospesa prima nel 2021 e poi nel 2022 in seguito a delle contestazioni al protocollo sulla pena di morte dello Stato e della carenza del farmaco per l’iniezione letale. Ma ecco che ora la sua morte è “inevitabile”: il 7 marzo verrà ucciso. E per quanto non possa scegliere di salvarsi, ha potuto decidere come morire, rifiutando la sedia elettrice perché “equivale a morire cuocendosi” e l’iniezione letale perché “non sono state fornite alcune informazioni sul farmaco che viene somministrato. È scaduto? È diluito? Non vuole soffrire”, ha spiegato il suo avvocato. Ma soprattutto il “processo” che porta alla morte è davvero indolore o è una tortura? A influenzare la sua scelta le recenti esecuzioni di Richard Moore e Marion Bowman Jr., che (a detta del legale) entrambi sembravano aver smesso di respirare in pochi minuti, ma non sono stati dichiarati morti fino ad almeno 20 minuti dopo. Negli Stati Uniti le esecuzioni con fucilazione sono estremamente rare: secondo il Death Penalty Information Center, dal 1977 solo tre persone sono state giustiziate in questo modo, tutte nello Utah. A queste, ora, si aggiunge Brad Keith Sigmon.