di Franco Corleone
L’Espresso, 28 marzo 2025
Rileggere Rossi e Rosselli: rappresentano ancora l’unica lucida via d’uscita alla catastrofe. Donald Trump, con consueta brutalità, ha affermato che l’Unione europea è stata costruita per “fregare” gli Stati Uniti. Questo approccio obbliga a fare i conti con un mondo che si sta ridisegnando in modo imprevedibile. La guerra commerciale è solo il primo tassello di una politica di potenza e la questione degli armamenti rischia di essere lo spartiacque per il destino dell’Europa e dei singoli Paesi, destinati a essere un vaso di coccio tra sudditanze inedite, soprattutto in assenza di un pensiero alto e ambizioso. Forse per recuperare memoria e radici, molti hanno evocato lo spirito del Manifesto di Ventotene: da Corrado Augias a Sergio Fabbrini, da Raphael Glucksmann a Gustavo Zagrebelsky.
Il testo con il titolo “Problemi della Federazione Europea”, indicava come autori A.S. e E.R. (Altiero Spinelli e Ernesto Rossi) e fu pubblicato nel gennaio 1944 a Roma con la prefazione non firmata di Eugenio Colorni. Efficacemente venivano sintetizzati gli obiettivi del Movimento federalista per un ideale che poteva apparire “lontana utopia ancora qualche anno fa”, e rappresentava invece un’impellente, tragica necessità proprio per le caratteristiche e le conseguenze della guerra mondiale, dal rimescolamento di popoli provocato dall’occupazione tedesca alla ricostruzione dell’economia distrutta, dai confini politici alle minoranze etniche.
Stabiliva i punti essenziali di una libera Federazione Europea elaborati da un Movimento che aveva operato nella clandestinità sotto l’oppressione fascista e nazista e impegnato nella lotta armata per la libertà: esercito unico federale, unità monetaria, abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni all’emigrazione tra gli Stati appartenenti alla Federazione, rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali, politica estera unica. Colorni venne assassinato nel maggio di quell’anno feroce.
Contemporaneamente, Ernesto Rossi pubblicava a Lugano (Nuove edizioni di Capolago) - dedicandolo a Leone Ginzburg e a Eugenio Colorni, capi del Movimento Federalista Europeo - un saggio intitolato “Gli Stati Uniti d’Europa”, che andrebbe riletto per le precise indicazioni sull’organizzazione federale, sul rapporto con la Germania e l’Inghilterra, sulla posizione della Russia e indicava il nucleo ristretto iniziale promotore. Anche la critica del corporativismo e dei monopoli di Ernesto Rossi è di estrema attualità. Ma vi è un altro saggio che andrebbe ripubblicato: “Europeismo o fascismo” del maggio 1935 di Carlo Rosselli, che di fronte al trionfo nazista proponeva di trovare “un’altra passione più potente, giusta e lucida”.
Occorreva indicare alle masse un grande obiettivo positivo: “Fare l’Europa. Ecco il programma. All’infuori di ciò non esiste possibilità di vera pace e disarmo”. Invitava la sinistra europea a impadronirsi di questo tema e prospettava la convocazione di un’assemblea continentale, composta da delegati eletti dai popoli per elaborare la prima costituzione federale europea, nominare il primo governo europeo, fissare i principi fondamentali della convivenza europea, svalorizzare frontiere e dogane, organizzare una forza al servizio del nuovo diritto europeo e dare così vita agli Stati Uniti d’Europa. La sua conclusione era lapidaria: “In questa tragica vigilia, non esiste altra salvezza. Stati Uniti d’Europa. Assemblea europea. Il resto è flatus vocis. Il resto è la catastrofe”. Oggi siamo a un bivio e si deve ripartire dai giganti.










